Nel 2024 in Italia si è registrata una media di 246,5 giorni lavorativi per lavoratore, con forti differenze tra le varie aree del Paese. Al Nord la media è di 255 giorni, mentre nel Mezzogiorno si scende a 228, con una differenza di quasi un mese di lavoro in più per i lavoratori del Nord rispetto a quelli del Sud. Il compenso medio giornaliero è anch’esso più alto al Nord (108 euro) rispetto al Sud (80 euro), con un divario del 36%. La produttività al Nord supera del 36% quella del Mezzogiorno.
Queste differenze sono influenzate dall’elevata presenza di lavoro precario e dal maggior numero di contratti part-time involontari nel Sud, oltre alla diffusione del lavoro stagionale. Il fenomeno del lavoro nero, particolarmente presente nel Mezzogiorno, porta a una sottostima delle ore ufficialmente lavorate.
Lecco è la città con più giornate retribuite (265,4), seguita da Biella (263,9), Vicenza (263,4), Monza-Brianza (263,3) e Lodi (262,8). In fondo alla classifica si trovano Rimini (212), Nuoro (205) e Vibo Valentia (195).
La contrattazione di secondo livello, secondo il Ministero del Lavoro, coinvolge il 26% dei lavoratori dipendenti privati: 3,1 milioni tramite accordi aziendali e 1,1 milioni con contratti territoriali.
Le regioni più produttive sono Trentino-Alto Adige, Lombardia, Valle d’Aosta, Lazio ed Emilia Romagna. Per quanto riguarda le retribuzioni medie lorde annuali, in testa ci sono: Lombardia (30.384 euro), Emilia Romagna (26.377), Piemonte (26.249), Veneto (25.370), Trentino-Alto Adige (25.244). A Milano la retribuzione media lorda più elevata è di 35.670 euro seguita da Monza-Brianza (29.576), Parma (28.747), Modena (28.731), Bologna (28.672), Lecco (27.788), Reggio Emilia (27.772).
Le retribuzioni più basse si riscontrano a Crotone (15.326 euro), Cosenza (15.263) e Nuoro (15.231), con il valore minimo a Vibo Valentia (13.885 euro). La media nazionale si attesta a 24.486 euro. A Reggio Calabria la retribuzione media annua supera di poco i 17.000 euro, meno della metà rispetto a Milano.
