Con la fine delle vacanze di agosto e la riapertura delle scuole alle porte, molti insegnanti italiani affrontano ansia, stress e segnali di burn-out, come evidenziato dal portale Treccani.it nella rubrica di Beatrice Cristalli ‘L’alfabeto del lavoro. Parole e cose in trasformazione’. Il termine burn-out, entrato nel lessico medico e psicologico negli anni Settanta grazie alle ricerche di Herbert J. Freudenberger e Christina Maslach, indica uno stato di stress psicoemotivo estremo, riconosciuto dal 2019 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come sindrome.

Secondo la rubrica Treccani, quasi il 50% degli insegnanti delle scuole secondarie di primo grado sperimenta stress lavorativo, mentre il 24% riferisce ripercussioni negative sulla salute mentale e il 22% su quella fisica, come riportato da dati dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro. In Italia la situazione è aggravata da molteplici fattori: gestione di conflitti fra studenti, rapporti complessi con genitori e colleghi, incremento degli obblighi burocratici, comunicazioni professionali fuori orario, stipendi tra i più bassi d’Europa e una scarsa considerazione sociale della professione. Questi disagi riflettono una contraddizione della cultura lavorativa italiana, in cui il sacrificio è ancora visto come valore fondamentale.