Una recente ricerca pubblicata su JAMA Network Open ha rilevato che il consumo di caramelle gommose a base di cannabis può compromettere in modo significativo la capacità di guida e i tempi di reazione, anche quando i livelli ematici di THC risultano essere molto inferiori al limite legale. Lo studio, condotto presso il Centre for Addiction and Mental Health di Toronto, ha coinvolto 40 adulti che abitualmente fanno uso di cannabis, invitati a partecipare a quattro sessioni in cui venivano consumate caramelle contenenti 0, 2, 10 o 20 milligrammi di THC.

I partecipanti, dopo aver assunto le caramelle, sono stati testati tramite simulatore di guida a due, cinque e 24 ore dal consumo, con la rilevazione di parametri quali il mantenimento della corsia, la prontezza nel reagire agli eventi stradali e la costanza nella velocità. I risultati hanno evidenziato peggioramenti nella capacità di controllare il veicolo, aumentata variabilità nella posizione in corsia e, con la dose di 20 milligrammi, anche tempi di reazione più lenti e minore regolarità nella velocità. Questi effetti sono emersi soprattutto tra le due e le cinque ore successive al consumo.

Nonostante tali deficit, i valori di THC nel sangue si sono attestati in media a 1,6 ng/mL dopo la dose da 10 mg e 3,4 ng/mL dopo quella da 20 mg, restando al di sotto della soglia legale più diffusa di 5 ng/mL. Nel confronto con studi precedenti sul consumo di cannabis fumata, livelli simili di compromissione della guida erano associati a concentrazioni ematiche di THC di circa 30,3 ng/mL, quasi dieci volte superiori a quelli riscontrati con i prodotti edibili.

I partecipanti hanno riconosciuto autonomamente le proprie limitazioni, segnalando minor propensione e fiducia alla guida dopo aver ingerito le caramelle. Dopo 24 ore dall’assunzione, gli effetti residui rilevati erano minimi e le sensazioni soggettive di intossicazione erano svanite.

Il commento del Dr. José Ignacio Nazif-Munoz dell’Université de Sherbrooke evidenzia che questa differenza nella metabolizzazione complica l’applicazione delle norme, poiché i test del sangue tradizionali rischiano di non individuare chi guida in stato di alterazione dopo aver assunto edibili, costringendo le autorità a ricercare metodi più efficaci di rilevazione.