Una ricerca pubblicata sul Journal of the American Medical Association (JAMA) suggerisce che lo screening personalizzato sulla base del rischio individuale potrebbe rappresentare un’alternativa sicura alla mammografia annuale per la prevenzione del tumore al seno. Lo studio, chiamato WISDOM e condotto presso varie università e strutture sanitarie statunitensi, ha coinvolto oltre 28.000 donne tra i 40 e i 74 anni, suddivise in due gruppi: uno sottoposto a screening annuale standard e l’altro a screening modulato in base al rischio personale calcolato su parametri genetici (sequenziamento di nove geni correlati al tumore) e altri fattori di salute.
Alle donne ad alto rischio è stato raccomandato di alternare mammografia e risonanza magnetica ogni sei mesi, mentre a quelle a rischio più elevato un controllo annuale con relativa consulenza. Le donne con rischio medio sono state indirizzate a sottoporsi a mammografia ogni due anni, mentre per le donne a basso rischio non era previsto alcuno screening fino a un eventuale aumento del rischio o al raggiungimento dei 50 anni.
I risultati indicano che la metodologia di screening basata sul rischio non ha prodotto diagnosi di tumori più avanzati rispetto allo screening annuale tradizionale, risultando quindi sicura. Tuttavia, lo screening personalizzato non ha ridotto il numero totale di biopsie. Le donne più a rischio hanno sostenuto più esami, biopsie e diagnosi di tumore rispetto a quelle con rischio minore.
I ricercatori hanno sottolineato che l’intensità dello screening variava in modo proporzionale al rischio individuale, potenzialmente riducendo esami non necessari.
Nicole Saphier, docente e radiologa al Memorial Sloan Kettering Cancer Center, ha commentato che, pur trattandosi di dati importanti, lo studio non indaga adeguatamente sulla diagnosi dei tumori agli stadi più precoci, che sono quelli con maggiori possibilità di essere curati con successo. Saphier segnala che più del 60% dei tumori al seno negli Stati Uniti viene diagnosticato agli stadi 1 o 2A, quando le possibilità di guarigione superano il 90%. Secondo l’esperta, etichettare come “basso rischio” le donne sotto i 50 anni non rispecchia la recente crescita dei casi tra le più giovani.
Saphier ha aggiunto che la mammografia rimane il mezzo più efficace ed evidenziato dalla ricerca per individuare precocemente il tumore al seno, pur riconoscendo i possibili rischi come esposizione a radiazioni, falsi positivi e ansia. La specialista consiglia di valutare il rischio di tumore al seno entro i 25 anni per decidere l’eventuale anticipo dei controlli.
