Una nuova notte di raid russi ha colpito diverse aree dell’Ucraina, con bombardamenti che hanno danneggiato le infrastrutture energetiche e lasciato gran parte della popolazione senza riscaldamento e luce. A Kiev, il freddo è sceso fino a meno 14 gradi e circa un milione di persone è rimasto al buio; il Parlamento e molte abitazioni sono rimasti senza elettricità e acqua. Oltre mezzo milione di abitanti ha lasciato la capitale dall’inizio di gennaio. L’allarme è scattato anche nella centrale nucleare di Chernobyl, che ha perso l’alimentazione elettrica esterna dopo che alcune sottostazioni sono state colpite, ma le autorità hanno poi dichiarato che la situazione è sotto controllo e non vi è attualmente alcuna minaccia radioattiva.

Gli attacchi hanno causato vittime anche in altre zone: a Zaporizhzhia si contano tre morti e nella regione di Dnipropetrovsk l’artiglieria russa ha danneggiato edifici e linee elettriche. Sul fronte diplomatico e politico, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rinunciato alla trasferta al Forum di Davos, dove avrebbe dovuto tenere un discorso. Zelensky attende la definizione di nuove garanzie di sicurezza e sostegni per la ricostruzione, annunciando che parteciperà solo se ci saranno sviluppi concreti come nuovi pacchetti di aiuti energetici o decisioni per la difesa aerea.

L’Unione Europea sta lavorando per sbloccare un prestito di 90 miliardi di euro a favore dell’Ucraina, ricorrendo alla cooperazione rafforzata per superare i veti di alcuni Paesi. Intanto proseguono i colloqui internazionali, con il negoziatore russo Dmitriev che ha incontrato rappresentanti statunitensi a Davos definendo “coalizione dei castigati” i sostenitori di Kiev. Presenti in Svizzera anche membri della delegazione ucraina per i contatti con gli alleati europei.

Zelensky ha espresso riserve sulla possibilità di collaborazioni con Mosca nei consessi internazionali, mentre la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen ha sottolineato la necessità per Kiev di negoziare da una posizione di forza, registrando l’assenza di segnali di pace dal Cremlino.