Il Forum di Davos si è trasformato in un palcoscenico di confronto politico tra Europa e Stati Uniti. Le tensioni tra i due blocchi sono aumentate, specialmente dopo l’attacco di Donald Trump nei confronti del presidente francese Emmanuel Macron. Trump ha criticato Macron per il suo rifiuto di partecipare al Board of Gaza e ha affermato che nessuno lo vuole nel gruppo, ipotizzando che il suo mandato stia per finire. Macron ha risposto durante il suo intervento a Davos, denunciando le “ambizioni imperiali” di Trump e l’uso dei dazi come strumento di pressione, in particolare contro prodotti simbolo francesi come vino e champagne, colpiti da una tassa del 200%.

Macron si è mostrato determinato a favore di un utilizzo dello strumento UE anti-coercizione contro le imprese dei paesi terzi, anche se questa posizione non trova ampio consenso tra gli altri leader europei. L’Unione Europea potrebbe comunque valutare l’introduzione di contromisure da 93 miliardi di euro.

Anche Ursula von der Leyen, presidente della Commissione UE, ha condannato i dazi statunitensi, ribadendo la necessità di una risposta “ferma, unita e proporzionata” da parte dell’Europa e sottolineando che l’indipendenza europea è “un imperativo strutturale”. Von der Leyen preferisce però puntare su una strategia di dialogo e su accordi commerciali come quello con il Mercosur, proponendo un coordinamento con gli USA per la sicurezza dell’Artico.

Le tensioni hanno influenzato anche i lavori dell’Eurocamera: il leader del PPE Manfred Weber ha annunciato l’accordo tra i principali gruppi per sospendere l’intesa UE-USA sui dazi firmata nel luglio precedente. La sospensione, inizialmente proposta da liberali, socialisti e verdi, ha trovato il consenso anche dei popolari, anche se il co-presidente del gruppo ECR, Nicola Procaccini, ha criticato la scelta.

L’attesa è ora tutta per il vertice europeo di giovedì e per eventuali ulteriori sviluppi nei rapporti transatlantici, con la possibilità che le prossime ore al Forum di Davos siano decisive per cercare un dialogo sui principali temi in sospeso, tra cui Groenlandia, dazi e Ucraina. Le aspettative, tuttavia, restano basse e il clima fra Europa e amministrazione americana si conferma particolarmente teso.