A quasi otto anni dal crollo del ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018 e costato la vita a 43 persone, si è concluso uno dei processi più significativi mai celebrati in Italia. Il procedimento, aperto il 7 luglio 2022, ha coinvolto 57 imputati e previsto 284 udienze. Secondo i pubblici ministeri Walter Cotugno e Marco Airoldi, le responsabilità sono attribuite a dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia, della controllata Spea, del Ministero dei Trasporti e del Provveditorato, accusati di aver risparmiato su manutenzione e sicurezza per aumentare i dividendi.
Tra i capi d’imputazione figurano omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, omissione d’atti d’ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro. Sono stati richiesti complessivamente quasi 400 anni di carcere e una sola assoluzione. La pena più alta, 18 anni e sei mesi, è stata chiesta per Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Aspi, che ha sempre respinto ogni addebito di colpevolezza.
Durante il lungo processo, davanti alla corte presieduta da Paolo Lepri, sono state ascoltate 282 testimonianze e quattro consulenti tecnici. Dodici imputati sono stati interrogati mentre ventuno hanno reso dichiarazioni spontanee. Le parti civili ammesse sono 168, ridotte dalle oltre 200 iniziali dopo alcuni accordi privati. Tra le vittime vi erano famiglie, bambini e cittadini di diverse nazionalità.
La mole di documentazione raccolta nel procedimento è stata imponente: oltre 12 terabyte di materiale digitale, 332 faldoni cartacei, 352 supporti informatici, più di 24.000 pagine di trascrizioni e oltre 5.000 pagine di memorie dei pubblici ministeri. In totale sono stati coinvolti 67 avvocati difensori e 33 per le parti civili. Le società Aspi e Spea hanno pattuito un risarcimento di circa 30 milioni di euro fuori dal procedimento penale.
Le indagini della Guardia di finanza sono durate oltre tre anni, mentre l’udienza preliminare è proseguita per cinque mesi. Successivamente sono stati accorpati altri tre filoni d’inchiesta, riguardanti falso nei report sui viadotti, barriere fonoassorbenti non sicure e falsi report sulle gallerie, portando il numero degli imputati a 47. Dopo il crollo il ponte è stato ricostruito grazie a un progetto donato da Renzo Piano, mentre sono ancora aperti cantieri autostradali e si attende il completamento della “radura della memoria” sotto il viadotto. Dopo anni di dibattimento, il processo si avvia alle battute finali senza la figura del pm Massimo Terrile, scomparso a maggio dopo essere andato in pensione.
