Il recente crollo di un ghiacciaio tra Nepal e Tibet, che ha causato una frana e un’alluvione lungo il sistema fluviale del Bhotekoshi, è stato analizzato in uno studio pubblicato su Nature. Gli esperti intervistati dalla rivista sottolineano che il riscaldamento globale sta aumentando l’instabilità delle aree di alta quota, rendendo più frequenti frane e inondazioni. Non è stato ancora possibile stimare con precisione il numero delle vittime e dei danni, e servirà tempo per comprendere l’esatto ruolo del cambiamento climatico nel crollo glaciale. Tuttavia lo scioglimento dei ghiacciai e del permafrost nell’Himalaya è considerato una probabile causa dell’evento, secondo Göran Ekström della Columbia University. Alton Byers dell’Università del Colorado evidenzia come le regioni montane del mondo siano sempre più soggette a questi disastri, spesso imprevedibili e non preceduti da terremoti, piogge intense o crolli di laghi glaciali. La frana è stata provocata da un ghiacciaio non monitorato ed è stata favorita dall’instabilità del permafrost, che, sciogliendosi, compromette la struttura delle montagne e del ghiaccio e può attivare processi a cascata in grado di generare alluvioni distruttive a valle. Secondo i ricercatori, la principale lezione da apprendere riguarda il rafforzamento della consapevolezza e della preparazione alle emergenze, soprattutto in zone sempre più esposte ai cambiamenti climatici. Byers segnala anche che le aree maggiormente colpite sono state quelle costruite su pianure alluvionali, dove non sarebbe stato consigliato edificare.