Il 23 marzo 2026 si terrà il referendum sulla riforma della giustizia, che avrà un forte impatto sul panorama politico in vista delle elezioni del 2027. Giorgia Meloni, premier, ha chiarito che l’esito del referendum non è collegato alla permanenza del governo, e le opposizioni non hanno richiesto sue dimissioni in caso di vittoria del ‘No’. Tuttavia, una bocciatura della riforma potrebbe influenzare la stabilità della coalizione di maggioranza e la percezione dell’esecutivo tra gli elettori.

Alle urne sono chiamati poco meno di 51 milioni e mezzo di cittadini, inclusi 5,5 milioni residenti all’estero. Dopo il voto, la politica affronterà questioni rimaste sospese durante la campagna referendaria. All’interno della maggioranza sarà necessario discutere i presunti rapporti del sottosegretario Delmastro con persone legate a un clan criminale e avviare il confronto sulla legge elettorale, il cui iter potrebbe iniziare in Commissione Affari costituzionali subito dopo Pasqua.

Le opposizioni dovranno decidere i tempi per avviare un tavolo programmatico progressista. Il Movimento 5 Stelle prevede una fase di ascolto dei sostenitori che potrebbe terminare in estate, mentre nel Partito Democratico e in Alleanza Verdi Sinistra c’è pressione per iniziare subito il confronto, con dubbi su chi includere, tra cui Più Europa e Italia Viva, mentre Azione sembra voler restare fuori. Resta da scegliere il candidato che sfiderà Meloni, riaprendo il confronto sulle primarie, con poche possibilità di accordo tra leader o sull’individuazione di una figura unitaria.

Le ultime ore prima del voto sono state segnate dal silenzio elettorale, rotto dal segretario della Lega Salvini che ha ribadito il suo ‘Sì’ tramite i social. Incidenti hanno disturbato la tregua, come il danneggiamento dell’auto di Cesare Parodi, presidente dell’Anm e sostenitore del ‘No’, a Torino, e i messaggi intimidatori ricevuti dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana sotto un post sul referendum.

Durante le ultime interviste sui media, Meloni ha sottolineato la necessità di una riforma per garantire sanzioni ai magistrati che sbagliano, mentre la segretaria del PD, Schlein, ha invitato a votare ‘No’ contro una riforma giudicata dannosa per la magistratura e la Costituzione. Arianna Meloni, esponente di Fratelli d’Italia, ha ribadito che la vittoria del ‘No’ lascerebbe la giustizia nelle sue fragilità senza cambiare gli equilibri di governo.