Le Borse europee registrano un peggioramento a metà mattina, influenzate dalle crescenti tensioni in Medio Oriente e dall’insuccesso delle iniziative diplomatiche tra Stati Uniti e Iran. Francoforte perde l’1,6%, Milano e Londra l’1,1% e Parigi l’1%, mentre i future a New York si avvicinano al -1%. Il prezzo del petrolio aumenta sensibilmente: il Brent sale del 3,8% raggiungendo 106,1 dollari al barile e il Wti del 3,5% arriva a 93,5 dollari. La situazione alimenta timori di inflazione tanto che i rendimenti dei Btp salgono di 11 punti base toccando il 3,94%, con uno spread rispetto al bund tedesco di 92 punti base.

Secondo dati Istat, la fiducia dei consumatori italiani a marzo scende nettamente passando da 97,4 a 92,6; la fiducia delle imprese registra invece un calo marginale, passando da 97,4 a 97,3.

L’Ocse, nelle sue previsioni presentate a Parigi, avverte che la prosecuzione del conflitto in Medio Oriente avrà un impatto negativo su crescita globale e inflazione. Raccomanda che le misure pubbliche per contenere i prezzi energetici siano mirate alle fasce più vulnerabili, suggerendo inoltre di ridurre il consumo e aumentare l’efficienza energetica a livello nazionale per attenuare la dipendenza dai combustibili fossili importati.

Le stime di crescita per l’Italia sono state riviste al ribasso: il Pil crescerà dello 0,4% nel 2026, con una diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto alle previsioni precedenti, e dello 0,6% nel 2027 (0,1 punti in meno rispetto alle stime precedenti). Per quanto riguarda l’inflazione italiana, è prevista una crescita dall’1,6% nel 2025 al 2,4% nel 2026, dato superiore di 0,7 punti rispetto alle precedenti previsioni.

Per l’Eurozona, si prevede una contrazione della crescita economica dall’1,4% del 2025 allo 0,8% del 2026, a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia, con una ripresa all’1,2% nel 2027 grazie alla spesa per la difesa. Il Pil mondiale dovrebbe rallentare al 2,9% nel 2026, per poi risalire al 3% nel 2027. Negli Stati Uniti si stima una diminuzione progressiva della crescita dal 2,1% nel 2025 all’1,7% nel 2027, mentre in Cina è atteso un leggero rallentamento dal 4,4% al 4,3% nello stesso periodo.

L’Ocse sottolinea come la recente impennata dei prezzi dell’energia, legata anche alle tensioni nello Stretto di Hormuz, abbia già provocato perturbazioni nell’offerta mondiale di energia e di altre materie prime. In caso di prolungamento delle tensioni, si prevede un ulteriore ricaduta negativa sui costi delle imprese, sull’inflazione e sulla crescita economica globale. L’inflazione nei Paesi del G20 dovrebbe raggiungere il 4% nel 2026, superiore di 1,2 punti alle stime precedenti, e scendere al 2,7% nel 2027.