Uno studio condotto nell’ambito dello Swedish National Study on Aging and Care, che ha seguito oltre 2.100 persone anziane senza demenza per un massimo di 15 anni, suggerisce che un consumo maggiore di carne non processata potrebbe essere associato a una protezione contro la demenza in persone con variante del gene APOE, noto per aumentare il rischio di Alzheimer. I partecipanti hanno auto-segnalato la loro dieta e sono stati sottoposti a test cognitivi regolari e a una valutazione standardizzata per la diagnosi della demenza.
Chi presentava le varianti genetiche APOE 3/4 o 4/4 e consumava meno carne riportava più del doppio di rischio di demenza rispetto a chi non aveva tali varianti. Al contrario, tra chi aveva le varianti genetiche e mangiava più carne il declino cognitivo risultava più lento e il rischio minore. Il consumo settimanale di carne variava da circa 250 a 870 grammi per una dieta di 2.000 calorie giornaliere. Lo studio, pubblicato su JAMA Network Open, ha inoltre osservato che consumare meno carne processata era legato a un rischio inferiore di demenza per tutti, indipendentemente dal patrimonio genetico.
Gli autori precisano che non si è analizzato un regime completamente carnivoro: anche chi mangiava più carne assumeva cereali e latticini. Inoltre, trattandosi di uno studio osservazionale, non si può affermare che mangiare più carne prevenga direttamente Alzheimer o declino cognitivo. Esperti interpellati sottolineano la necessità di cautela nell’interpretare i dati, ricordando che la quantità di proteine derivate dalla carne rilevata è analoga a quella consumata normalmente da molte persone.
Le linee guida nutrizionali 2020-2025, citate nell’articolo, raccomandano comunque di includere carni magre e pollame come parte di una dieta proteica equilibrata, limitando carni rosse e minimizzando i prodotti processati. Altri specialisti suggeriscono la dieta MIND, ricca di verdure a foglia, bacche, frutta secca, legumi e proteine magre, come uno degli approcci più promettenti per rallentare l’invecchiamento cerebrale e ridurre il rischio di Alzheimer.
