Il 29 luglio 1976 Tina Anselmi fece la storia diventando la prima donna ministra in Italia, alla guida del Ministero del Lavoro nel governo Andreotti III. Celebre la foto che la ritrae in quel momento, parte della mostra ANSA “Le donne della Repubblica” a Roma, che ripercorre il difficile percorso dei diritti femminili nel Paese. Nata a Castelfranco Veneto nel 1927, la sua coscienza civile fu segnata dall’eccidio di trentuno partigiani nel 1944, evento che la spinse a unirsi alla Resistenza come staffetta partigiana. Dopo la guerra si impegnò nel sindacato tessile e nella Democrazia Cristiana, seguendo i valori della giustizia sociale e della tutela dei più deboli. Laureata in Lettere e insegnante, dal 1968 al 1992 fu deputata; nel suo incarico ministeriale promosse tutele per la maternità e la legge del 1977 sulla parità di trattamento tra uomini e donne sul lavoro. Da ministra della Sanità, fu artefice della legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale. Negli anni Ottanta, guidò la Commissione d’inchiesta sulla Loggia massonica P2, affrontando resistenze istituzionali e politiche. Lavorò anche sulle conseguenze delle leggi razziali e valorizzò la memoria della Resistenza femminile. Apprezzava il confronto rispettoso tra avversari politici e aveva un forte senso delle istituzioni. Considerava il 9 maggio 1978, giorno dell’assassinio di Aldo Moro, cruciale nella storia repubblicana. Scomparsa nel 2016, Tina Anselmi è riconosciuta come esempio di integrità, coraggio e impegno per la democrazia e i diritti, lasciando un’eredità politica e morale ancora oggi riconosciuta.