Giovanni Barreca, muratore di 56 anni, ha confessato telefonicamente ai carabinieri l’omicidio di sua moglie Antonella Salamone e dei due figli Kevin, 16 anni, ed Emanuel, 5 anni, ad Altavilla Milicia vicino Palermo. Insieme a lui, Sabrina Fina e Massimo Carandente sono stati complici nei delitti avvenuti durante un rito religioso effettuato con la convinzione di liberare la famiglia dal demonio. Tutti e tre sono stati giudicati colpevoli di strage e condannati all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Palermo, nonostante per Barreca fosse stata richiesta inizialmente una pena ridotta per semi-infermità mentale.
Le vittime sono state torturate per giorni nella villetta di Barreca, alternando violenze a preghiere. Miriam, la figlia diciassettenne, fu trovata sotto shock nella casa e successivamente, durante il processo davanti al tribunale dei minori, ha ammesso di aver assistito alle violenze e di aver partecipato; è stata condannata in primo grado e poi assolta in appello per incapacità di intendere e volere.
La moglie di Barreca è stata seviziata e poi uccisa per prima; il corpo semi-carbonizzato fu trovato ore dopo, sotterrato vicino all’abitazione. I due figli poi sarebbero stati strangolati con delle catene. I dettagli sono stati confermati dalle perizie legali. Secondo il racconto della figlia, le torture comprendevano anche l’uso di un asciugacapelli alla massima temperatura e colpi con una padella. La motivazione alla base degli omicidi era l’ossessione del gruppo per la presunta presenza del demonio nella famiglia, alimentata anche dalla frequentazione di una chiesa evangelica dove Barreca aveva conosciuto i suoi complici.
