Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth, intervenuto allo Shangri-La Dialogue di Singapore, ha ribadito l’impegno degli Stati Uniti nel prevenire che l’Iran si doti di armi nucleari, confermando la capacità americana di riaprire il conflitto se necessario. Intanto proseguono i negoziati tra Washington e Teheran per raggiungere un accordo, noti come ‘Dichiarazione di Islamabad’, ma persistono divergenze, tra cui il rilascio dei fondi iraniani congelati. Dopo una riunione di oltre due ore con i suoi consiglieri, Donald Trump non ha ancora preso una decisione definitiva sull’intesa, specificando che firmerà solo se l’accordo sarà vantaggioso per gli Stati Uniti e impedirà all’Iran di acquisire capacità nucleari. Sui mercati finanziari cresce l’ottimismo per una possibile intesa, con il prezzo del petrolio in calo intorno ai 90 dollari al barile.

L’Iran, tramite il portavoce parlamentare Ebrahim Rezaei, difende la propria posizione sullo Stretto di Hormuz, sottolineando il controllo esercitato nell’area e criticando le versioni statunitensi sull’accordo. Trump, tramite Truth, ha ribadito la richiesta di una riapertura totale dello Stretto e la distruzione dell’uranio altamente arricchito iraniano, punti ancora irrisolti nelle trattative. Parallelamente, il Pakistan, principale mediatore tra USA e Iran, prosegue gli sforzi per facilitare un memorandum che prevede una proroga di 60 giorni della tregua e successivi negoziati sul nucleare iraniano. Qatar si è recentemente aggiunto al tavolo delle trattative.

Il memorandum d’intesa, non ancora firmato da Trump né dalla guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, oltre alla questione nucleare, contempla l’allentamento delle sanzioni americane, il rilascio dei fondi iraniani e la possibile creazione di un fondo di investimento fino a 300 miliardi di dollari per la ricostruzione. Le bozze dell’accordo mostrano ancora alcune differenze, ma Iran e Stati Uniti puntano a trovare una soluzione. L’Iran, indebolito ma ancora saldo nel controllo, necessita dei fondi per sostenere l’economia, mentre Trump mira ad ottenere un risultato utile in vista delle elezioni di metà mandato e della situazione economica interna. Tuttavia, il compromesso ipotizzato lascia irrisolte le principali criticità e non garantisce il pieno raggiungimento degli obiettivi statunitensi, alimentando ancora tensioni politiche interne e il rischio di un nuovo conflitto.