La Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso una sentenza che restringe l’uso della razza nella definizione dei collegi elettorali per il Congresso, colpendo un punto chiave del Voting Rights Act, la legge simbolo contro la discriminazione elettorale introdotta negli anni ’60. La maggioranza conservatrice della Corte ha stabilito che la legge è violata solo quando vi siano indizi forti di discriminazione intenzionale. La nuova interpretazione permette la manipolazione dei confini elettorali a favore di un partito o degli incumbents, purché non si basi sulla razza.
Tra i casi esaminati, quello della Louisiana, dove la Corte ha riconosciuto che lo Stato aveva violato la Costituzione creando un secondo distretto a maggioranza afroamericana. I giudici hanno avvertito che, in mancanza di un accordo politico, ridisegneranno direttamente loro la mappa elettorale.
Secondo alcune voci critiche, questa decisione rischia di mettere in difficoltà i parlamentari neri già in carica e ostacola la crescita di una nuova generazione di politici afroamericani nel sud del Paese. La sentenza della Corte si inserisce in una serie di pronunciamenti che hanno ridotto il peso delle leggi sulla rappresentanza razziale, come anche lo stop all’uso della razza come fattore nei processi di ammissione universitaria.
La legge sul diritto di voto nacque negli anni ’60 dopo episodi come la “Domenica di sangue” sul ponte Edmund Pettus in Alabama, dove le forze dell’ordine aggredirono manifestanti neri che rivendicavano il diritto di voto. Grazie a queste lotte, il Congresso approvò il Voting Rights Act con il sostegno di entrambi i partiti.
I sostenitori della nuova posizione della Corte Suprema sottolineano che oggi la partecipazione politica degli elettori neri è simile a quella degli altri gruppi e che la creazione di collegi sicuri a maggioranza nera ha in alcuni casi isolato i rappresentanti afroamericani, riducendo la loro influenza politica complessiva. Tuttavia, secondo alcuni osservatori, la decisione crea incertezza e lascia margini per ulteriori ricorsi giudiziari, che difficilmente avranno successo vista la posizione espressa dalla Corte.
