Nel centro storico di Roma, da ieri, la velocità massima consentita ai veicoli è di 30 chilometri orari. La nuova ‘zona 30’, decisa dalla Giunta Capitolina il 13 novembre, interessa anche arterie principali come corso Vittorio Emanuele, via del Teatro Marcello e il Traforo, tutte incluse nella Zona a traffico limitato. L’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè ha illustrato che fino al 15 febbraio il provvedimento sarà accompagnato da una fase informativa per i cittadini. Il Comandante della polizia locale, Mario De Sclavi, ha annunciato un rafforzamento dei controlli per garantire il rispetto delle nuove regole.

Nel 2025, Roma ha registrato 124 morti sulle strade e oltre 30mila incidenti. Il piano comunale prevede di estendere il limite dei 30 km/h ad altre mille strade della città, in aggiunta a nuove installazioni di autovelox, tra cui cinque sulla via Cristoforo Colombo e altri già attivi su Tangenziale e viale Isacco Newton, dove nei primi giorni sono state rilevate 1.500 violazioni al giorno.

L’introduzione delle zone 30 ha generato polemiche politiche. Marco Perissa, presidente della Federazione romana di Fratelli d’Italia, ha definito il provvedimento “ideologico” e inutile per la città, mentre Fabrizio Santori della Lega lo giudica un atto “approssimativo” che manca di un’analisi tecnica approfondita e sarebbe in contrasto con la Direttiva del Ministero dei Trasporti.

Roma segue però l’esempio di altre città italiane: Bologna, la prima grande città a introdurre il limite dei 30 km/h, ha riscontrato una riduzione significativa di incidenti, feriti e vittime, così come una diminuzione dello smog e un aumento dell’uso di biciclette e mezzi pubblici. Anche Milano, Torino e Lecce hanno avviato iniziative simili per ridurre la velocità nei centri urbani.