L’Unione europea ha introdotto nel 2023 lo Strumento Anti-Coercizione (Aci) per difendersi da pressioni economiche di Paesi terzi finalizzate a influenzare decisioni politiche tramite misure che riguardano commercio o investimenti. Lo scopo centrale di questo strumento è la deterrenza, dissuadendo l’adozione di pratiche coercitive già con la sola minaccia di attivazione. Da quando è stato istituito, l’Aci non è mai stato messo in funzione.

Quando si verifica un tentativo di coercizione, l’Aci prevede una procedura che consente di identificarlo formalmente, tentare un dialogo per risolvere la situazione e, se necessario, applicare contromisure economiche per interrompere la pressione e ottenere eventuali risarcimenti. Queste misure, attivabili solo quando strettamente necessario e in modo proporzionato, sono pensate per essere mirate, temporanee e causare il minor impatto possibile sull’economia europea. Il ventaglio delle contromisure include restrizioni su importazioni ed esportazioni, limitazioni agli investimenti esteri, ai diritti di proprietà intellettuale, all’accesso agli appalti pubblici e all’immissione sul mercato di prodotti regolamentati. Tali operazioni possono essere attuate in tempi brevi.

Il funzionamento dell’Aci combina poteri di esecuzione e poteri delegati per garantire flessibilità. Il Consiglio dell’UE stabilisce formalmente l’esistenza di un atto di coercizione su proposta della Commissione, mentre la decisione sulle misure di risposta spetta a quest’ultima, assistita da un comitato di Stati membri. In alcuni casi specifici viene coinvolto anche il Parlamento Europeo. Le parti interessate sono consultate per valutare l’impatto delle misure e vi è l’obbligo di tenere costantemente informati Parlamento e Consiglio sull’andamento del processo.