Nella notte del 10 marzo, alle 3:48, un terremoto di magnitudo 5,9 è stato registrato nel golfo di Napoli. Nonostante la forza, il sisma non ha causato danni né spavento grazie alla profondità dell’epicentro, situato a 414 chilometri sottoterra. Proprio per questa profondità, le onde sismiche sono state avvertite in gran parte d’Italia, da Trento a Catania, con oltre 3.000 segnalazioni arrivate all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Le percezioni, paragonabili ai livelli 2-4 della scala Mercalli, sono state registrate in numerose città, tra cui Roma, Firenze, Bologna, Milano, Palermo e Catania.
I primi effetti hanno interessato la rete ferroviaria a nord di Napoli, dove i controlli di sicurezza hanno provocato ritardi fino a 100 minuti. Non sono stati segnalati danni ad altre infrastrutture né alle abitazioni, come confermato dal Centro coordinamento dei soccorsi presieduto dal prefetto di Napoli e da rappresentanti di Ingv e Protezione Civile.
Secondo l’Ingv, il sisma non è collegato ai fenomeni vulcanici o bradisismici dell’area flegrea, ma è legato a processi di subduzione, in cui la placca oceanica scivola sotto quella continentale. In passato, nell’area tirrenica si sono verificati altri terremoti profondi e di magnitudo simile, come quelli del 2013, 2016, 2006, 2010 e nel 1978 al largo di Gaeta. Un evento più antico, nel 1938 vicino alle isole Lipari, ha avuto una magnitudo stimata tra 6,8 e 7,1.
