Il Tribunale del lavoro di Treviso ha disposto il reintegro e il risarcimento di 50mila euro a favore di una manager della Keyline di Conegliano, licenziata nel luglio 2024 mentre era incinta. La sentenza della giudice Maddalena Saturni ha riconosciuto che la donna è stata vittima di discriminazione di genere da parte dei vertici aziendali, tra cui il suo superiore, che le aveva imposto mansioni come preparare il caffè alle riunioni “in quanto donna” e aveva dichiarato di preferire un uomo nel ruolo di Group Sales Manager. La manager era stata inoltre esclusa da progetti commerciali, contattata fuori dall’orario lavorativo e non informata delle riunioni con i suoi sottoposti. Il giudice ha evidenziato il carattere reiterato e offensivo di queste condotte, qualificandole come molestie legate al sesso e manifestazioni di mobbing e dequalificazione professionale. Il licenziamento è stato annullato anche per l’assenza di gravi motivazioni disciplinari e perché la manager era in gravidanza, tutelata da specifiche norme. L’utilizzo delle carte di credito aziendali per fini personali, addebitato alla dirigente, è risultato essere una prassi nota e approvata in azienda.
Costretta a servire caffè e licenziata in maternità, il giudice la reintegra
