Dopo la richiesta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni per un passo indietro “per sensibilità istituzionale”, Daniela Santanchè ha annunciato in serata le sue dimissioni da ministra del Turismo, comunicandolo con una lettera in cui ha scritto “obbedisco”. Santanchè ha precisato che il suo certificato penale è immacolato e che non intende essere considerata capro espiatorio della sconfitta al referendum, evento che lei ritiene non essere dipeso da sue responsabilità. Ha sottolineato di essere abituata ad assumersi le sue responsabilità e spesso anche quelle degli altri.

Il gesto della Santanchè ha ricevuto sostegno e riconoscimenti da figure della maggioranza come Ignazio La Russa, che ha lodato il senso di responsabilità dimostrato, e dal capogruppo FdI al Senato Lucio Malan, che ha apprezzato il contributo dato alla promozione del turismo italiano.

Le opposizioni, tuttavia, hanno criticato le dimissioni definite “tardive” e attribuite alla pressione politica dopo il risultato referendario. Giuseppe Conte (M5s) ha accusato Meloni di essere la principale responsabile, mentre Chiara Braga (Pd) ha sottolineato il ruolo decisivo dei 14 milioni di voti contrari espressi al referendum. Altre forze di opposizione, come Italia Viva e Più Europa, hanno parlato di un governo in crisi e ironizzato sulla vicenda.

Nel corso della giornata, la crisi politica è stata al centro del dibattito parlamentare, con la presentazione di una mozione di sfiducia nei confronti di Santanchè da parte delle opposizioni, calendarizzata per il lunedì successivo. Sono circolate voci di una eventuale mozione anche dalla maggioranza, poi non formalizzata. Alla notizia delle dimissioni, alla Camera è scoppiato un applauso delle opposizioni. Il centrosinistra ha continuato a chiedere chiarezza anche su altri esponenti di governo, citando le dimissioni del capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusy Bartolozzi e del sottosegretario Andrea Delmastro, coinvolti in altre vicende recenti. Da FdI sono arrivate critiche al Pd su altre questioni giudiziarie. Il ministro Nordio, chiamato a rispondere in Aula, ha rivendicato di avere la fiducia della presidente del Consiglio. L’ex vicepresidente del Piemonte, Elena Chiorino, ha anch’essa rassegnato le dimissioni in relazione al caso Delmastro.