In Italia è stato identificato per la prima volta un caso umano di influenza aviaria dovuto al ceppo H9N2, considerato meno aggressivo. L’influenza aviaria è una malattia virale che colpisce principalmente gli uccelli, in particolare quelli selvatici acquatici, che rappresentano il principale veicolo di diffusione del virus a animali da allevamento e, occasionalmente, all’uomo. I virus aviari sono in grado di mutare facilmente e alcuni ceppi sono stati trasmessi anche a mammiferi, come bovini e gatti. Al momento, non ci sono prove di trasmissione del virus da uomo a uomo; il rischio per la popolazione generale resta basso, secondo le autorità sanitarie europee, ma può salire a moderato per chi lavora a stretto contatto con animali infetti. La sorveglianza dell’influenza aviaria negli animali in Italia è gestita dai servizi veterinari, mentre quella sugli esseri umani è coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità attraverso la rete RespiVirNet. L’infezione può avvenire tramite inalazione di particelle contaminate, ma non ci sono evidenze di trasmissione per via alimentare, grazie anche alle misure di sicurezza che prevedono l’abbattimento e lo smaltimento dei capi infetti. Casi simili sono stati registrati nel mondo: circa 1000 casi di infezione da H5N1, soprattutto in Asia e Africa, con un alto tasso di mortalità, e pochi casi in Europa e Stati Uniti. Il ceppo H9N2, recentemente individuato in Lombardia, è invece meno pericoloso e a livello globale si registrano circa 170 casi umani dovuti a questo virus.