Papa Leone, proseguendo la linea di papa Francesco, ha visitato questa mattina il porto di Arguineguin, in Spagna, luogo simbolo degli sbarchi dei migranti lungo la rotta atlantica. Nel 2025 oltre 3.000 persone sono morte tentando di raggiungere la Spagna via mare, di cui 1.906 proprio in questo punto. Il pontefice ha deposto una corona di fiori in mare per commemorare le vittime delle traversate, ricordando coloro che non sono mai riusciti ad arrivare a destinazione, spesso rimasti aggrappati ai resti di imbarcazioni di fortuna come cayucos e pateras. Secondo Leone, non basta gestire gli arrivi, rafforzare le frontiere o limitarsi a contare le vittime: ogni barca che arriva pone la domanda su quale tipo di società si sia costruita, se così tante persone sono costrette a rischiare la vita per cercare speranza. Aprendo il suo discorso, il Papa ha ribadito che la dignità umana è inviolabile, senza confini o passaporti, e ha invitato l’Europa a riflettere sull’assuefazione davanti a Mediterraneo e Atlantico diventati cimiteri. Dal cosiddetto “molo della vergogna” – dove nel 2020 migliaia di persone vennero trattenute in condizioni precarie prima di ricevere assistenza adeguata – Papa Leone ha chiesto processi di accoglienza e integrazione reali, vie legali e sicure per i migranti, collaborazione nella lotta ai trafficanti e protezione concreta delle vittime. Un appello particolare è stato rivolto alle donne vittime di tratta: nessuno deve essere privato della propria dignità, comprato o venduto. Alla donna Blessing, citata in una lettera letta durante la cerimonia, Leone ha ricordato che la sua vita e il suo corpo restano suoi e che la Chiesa vuole riconoscere il valore inestimabile di ogni persona.