La premier Giorgia Meloni, intervenendo sulle recenti polemiche nate dal caso Roggero, ha annunciato su X l’introduzione nel nuovo ddl Sicurezza di una norma secondo cui chi subisce danni mentre commette un reato non potrà richiedere alcun risarcimento, né potranno farlo i suoi familiari. La regola è stata motivata come principio di buon senso a tutela di chi si difende da un’aggressione.

Il caso riguarda Mario Roggero, gioielliere di Asti, condannato per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo durante una rapina nel 2021. La Procura di Asti ha emesso l’ordine di carcerazione dopo la condanna definitiva: in primo grado Roggero aveva ricevuto 17 anni di reclusione, ridotti a 14 anni e 9 mesi in appello, sentenza confermata dalla Cassazione.

Diversi esponenti politici hanno espresso la loro posizione sulla possibile grazia per Roggero. Il vicepremier Antonio Tajani ha dichiarato che, pur riconoscendo l’errore di Roggero, meriterebbe il perdono sociale. Il capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami ha firmato la richiesta di grazia per il gioielliere, mentre la senatrice della Lega Simonetta Matone ha sottolineato come la grave turbativa psichica attenui la responsabilità, pur non eliminando il reato, esprimendo solidarietà alla famiglia Roggero e auspicio per una pena meno severa.

Dall’opposizione, l’europarlamentare Matteo Ricci (PD) ha criticato la politicizzazione del caso, sostenendo che la vicenda viene utilizzata per distogliere l’attenzione dal dibattito sulla legge elettorale e che farne una ‘bandiera’ non giova nemmeno a Roggero. Davide Faraone (Iv-Casa Riformista) ha ribadito che la condanna è l’applicazione della legge sulla legittima difesa voluta da Salvini nel 2019 e ha evidenziato le difficoltà nel comprendere i risarcimenti a familiari dei criminali rispetto alla mancata tutela delle vittime. Secondo Faraone, rafforzare il Fondo per le vittime e aumentare il numero di forze dell’ordine sarebbero le risposte concrete per la sicurezza, anziché affidarsi agli slogan.

Infine, il Quirinale ha puntualizzato i limiti di attribuzione del ministro Nordio, che aveva avviato l’istruttoria per la grazia a Roggero, sottolineando che la decisione finale spetta al Presidente della Repubblica.