A luglio l’inflazione in Italia è scesa al 2,8%, rispetto al 3,0% di giugno, secondo le stime preliminari dell’Istat. Il rallentamento è dovuto principalmente al minor aumento dei prezzi degli alimentari freschi, che passano dal +4,4% al +3,8%, e degli energetici non regolamentati, come carburanti e luce e gas sul mercato libero, che scendono dal +13,3% al +10,6%. Al contrario, gli energetici regolamentati, cioè le tariffe di elettricità e gas sul mercato tutelato, crescono dal +9,2% al +14,9%. I prezzi dei carburanti hanno registrato un calo nella prima parte del mese, seguito da un rialzo nella seconda parte, poco rappresentato dai dati a causa del periodo delle rilevazioni. Allo stesso tempo, il carrello della spesa, che include alimentari, prodotti per la casa e la persona, resta stabile su base annua a +1,3%. Nonostante l’inflazione in discesa, le associazioni dei consumatori stimano un aumento dei costi per le famiglie di oltre 900 euro all’anno. Nella zona euro l’inflazione annua a luglio si attesta al 2,9%, in lieve aumento. Sempre a luglio, secondo Istat, cresce la fiducia sia dei consumatori (indice da 92,4 a 94,2) sia delle imprese (da 95,3 a 95,6), con segnali positivi soprattutto nei settori manifatturiero e dei servizi, mentre diminuisce nel comparto delle costruzioni. Confesercenti e Confcommercio sottolineano che i dati su PIL, fiducia e inflazione lasciano intravedere prospettive di crescita migliori delle previsioni, pur rimanendo presenti elementi di incertezza. Per il Mezzogiorno, Svimez prevede che, grazie al picco di investimenti Pnrr, nel 2026 il PIL crescerà più rapidamente (+0,8%) rispetto al Centro-Nord (+0,7%). Nel 2027 la crescita si ridurrà al Sud (+0,4%), contro il +0,5% del Centro-Nord, a causa della progressiva conclusione delle misure del Pnrr.
Istat, l’inflazione a luglio cala al 2,8%
