Italia, Spagna, Germania, Austria e Portogallo hanno inviato una lettera congiunta alla Commissione europea per chiedere una tassa europea sugli extraprofitti delle compagnie energetiche. L’obiettivo è dare una risposta coordinata contro il caro energia causato dal rialzo del prezzo del petrolio, legato alle tensioni in Medio Oriente e all’aumento delle distorsioni di mercato dovute alla situazione geopolitica. I ministri dei cinque paesi sottolineano la necessità di una misura comune per evitare che la crisi ricada su consumatori e bilanci pubblici, richiamando il precedente europeo del 2022, quando fu introdotta una tassa temporanea dopo l’invasione russa dell’Ucraina. La lettera evidenzia anche l’importanza di un quadro giuridico armonizzato per non creare frammentazione tra Stati membri e garantire regole di concorrenza uniformi. La Commissione europea ha confermato di aver ricevuto la richiesta e sta valutando possibili misure, ricordando però che la situazione attuale differisce da quella del 2022 e che in passato l’applicazione della tassa fu irregolare e con risultati inferiori alle aspettative. Dall’industria petrolifera italiana arriva una reazione critica: Unem, l’associazione del settore, teme ulteriori instabilità che potrebbero mettere a rischio la sicurezza degli approvvigionamenti. Nel frattempo, si registrano ulteriori aumenti dei prezzi di carburanti in Italia, con la benzina self a 1,777 euro al litro e il gasolio oltre i 2,10 euro.
L’Italia e altri 4 Paesi Ue chiedono una tassa su extraprofitti delle società energetiche
