Iran e Stati Uniti hanno raggiunto un accordo preliminare e avviano ora una fase cruciale: la preparazione dello storico incontro in Svizzera e l’inizio dei negoziati nei prossimi 60 giorni, con particolare attenzione alla questione nucleare. Le delegazioni si incontreranno nei prossimi giorni a Doha per discutere dettagli e organizzare la firma. Secondo fonti statunitensi, la delegazione USA sarà composta da Steve Witkoff, Jared Kushner e dal vicepresidente JD Vance, mentre Donald Trump ha lasciato aperta la possibilità di partecipare personalmente. La presenza del presidente alla cerimonia rappresenterebbe un gesto senza precedenti nei rapporti con l’Iran, ma potrebbe anche scegliere di intervenire successivamente.
I dettagli del memorandum non sono ancora stati resi pubblici: Trump ha annunciato che verranno comunicati venerdì, mentre funzionari parlano di tempistiche comprese tra le 24 e le 48 ore. Restano divergenze interpretative su alcuni punti sensibili, come il ruolo del Libano e lo Stretto di Hormuz. Per Teheran, la fine degli attacchi israeliani contro il Libano è considerata parte essenziale dell’intesa. Washington, invece, sostiene che Israele mantiene il diritto di rispondere ad eventuali minacce e non vincola il proprio ritiro dal Libano all’accordo. Riguardo allo Stretto di Hormuz, l’Iran afferma che il passaggio senza pedaggi sarà garantito per 60 giorni, mentre gli Stati Uniti puntano a una riapertura prolungata senza restrizioni nei futuri sviluppi.
Le differenze sembrano anche legate alla volontà di ciascuna parte di presentare l’accordo come una propria vittoria e di vincere le resistenze interne. A Teheran e a Washington l’intesa incontra perplessità sia tra politici che esperti. Negli Stati Uniti, alcuni membri del Congresso, anche tra gli alleati di Trump, hanno espresso preoccupazione per le differenti interpretazioni dell’accordo tra le due parti. Gli analisti evidenziano che la riapertura dello Stretto e la fine del blocco sarebbero semplicemente un ritorno alla situazione precedente al conflitto, sottolineando inoltre la fragilità della fiducia regionale nei confronti di Washington.
Restano quindi diversi nodi da sciogliere nei prossimi colloqui, mentre cresce l’attesa per la pubblicazione dei dettagli completi del memorandum e per la composizione definitiva delle delegazioni che parteciperanno allo storico faccia a faccia in Svizzera.
