Le banche italiane registrano un aumento dei prestiti a imprese e famiglie, con una crescita annua del 2,1% a febbraio, proseguendo una tendenza avviata a marzo 2025. Si tratta del quattordicesimo mese consecutivo di crescita per i prestiti alle famiglie e dell’ottavo per quelli alle imprese. Parallelamente, diminuiscono i tassi medi sui nuovi finanziamenti alle aziende (3,45% a febbraio, rispetto al 3,53% di gennaio e al 5,45% di dicembre 2023) e sui mutui per l’acquisto di abitazioni (3,42% rispetto al 3,45% del mese precedente e al 4,42% di dicembre 2023). La raccolta diretta delle banche, trainata dai depositi, sale del 4% su base annua, raggiungendo i 2.145 miliardi di euro. Il tasso sui nuovi depositi a durata prestabilita tocca il 2,07%, superiore alla media dell’area euro (1,88% a gennaio). Dal giugno 2022, il tasso su questi depositi è aumentato di 178 punti base. Le nuove obbligazioni bancarie a tasso fisso offrono un rendimento del 3,07% a febbraio 2026. Tuttavia, l’incertezza internazionale e i conflitti rendono difficile prevedere un calo duraturo delle condizioni di finanziamento. Secondo Fabi, i tassi su prestiti e mutui restano più elevati in Italia rispetto alla media europea, nonostante un alleggerimento della politica monetaria da parte della BCE. A gennaio, il tasso medio sui mutui era del 3,55% in Italia, rispetto al 3,06% della Francia, al 2,49% della Spagna e a una media europea del 3,23%. In Germania il tasso medio era del 3,84%. Per i prestiti personali, l’Italia registra un 8,11% contro una media UE del 7,51%. Fabi sottolinea la necessità di una regia politica che favorisca la trasmissione dei benefici monetari all’economia reale, abbassando i tassi e facilitando l’accesso al credito. Il sindacato avverte infine che nuove pressioni sull’inflazione, dovute a tensioni geopolitiche e aumenti dei prezzi energetici, potrebbero spingere la BCE a futuri interventi sui tassi.
Abi, aumentano ancora i prestiti, a febbraio +2,1%
