Il Consiglio comunale di Pantelleria riunitosi il 25 febbraio ha riportato al centro del dibattito pubblico uno dei temi più delicati per il futuro dell’isola: il rapporto tra tutela ambientale, governance del territorio e partecipazione democratica dei cittadini.

Chi segue Il Pantesco sa bene che, negli ultimi anni, la nostra testata ha mantenuto un’attenzione costante sulla gestione del Parco Nazionale di Pantelleria e sulle implicazioni che essa comporta per la comunità locale. Una posizione sempre espressa con chiarezza: la tutela ambientale rappresenta un valore imprescindibile, ma essa deve procedere insieme allo sviluppo sostenibile dell’isola e, soprattutto, al coinvolgimento reale dei cittadini nelle scelte che incidono sul loro territorio.

La preoccupazione, più volte manifestata da ampie fasce della popolazione, riguarda il rischio che il Parco possa trasformarsi — da strumento di protezione e rilancio — in un meccanismo di progressivo accentramento decisionale, con trasferimento di poteri verso strutture burocratiche non direttamente rappresentative della volontà popolare. Un timore accentuato dalla peculiarità pantesca: un’area protetta che interessa oltre l’80% del territorio dell’isola.

Proprio per consentire ai cittadini di esprimersi, era stato promosso un referendum consultivo popolare, nato da una significativa raccolta firme. Quel percorso democratico, come noto, si è interrotto per motivazioni normative che molti cittadini hanno faticato a comprendere. Il referendum prendeva origine da un documento preliminare del Parco destinato a costituire la base del futuro Piano del Parco, lo strumento principale di gestione territoriale. Documento che aveva suscitato diffuse preoccupazioni per un approccio percepito come fortemente vincolista.

A distanza di oltre due anni, va ricordato che una bozza del Piano del Parco non è ancora disponibile.

In questo contesto, il Presidente del Consiglio comunale Giuseppe Spata aveva interpretato in modo istituzionalmente significativo le inquietudini della comunità, promuovendo un atto di indirizzo approvato dal Consiglio comunale, con cui l’amministrazione faceva proprie le principali richieste e preoccupazioni dei cittadini nei confronti della governance del Parco.

È alla luce di questi precedenti che quanto avvenuto nell’ultimo Consiglio comunale assume particolare rilevanza.

Prendendo atto del forte ritardo nella definizione del Piano del Parco e della prospettiva — emersa da recenti documenti — di estendere il regime di tutela anche all’ambiente marino attraverso l’istituzione di un’Area Marina Protetta, il Presidente del Consiglio ha presentato una mozione finalizzata a definire una posizione chiara dell’Amministrazione comunale.

La mozione presentata dal Presidente del Consiglio non configurava, peraltro, una posizione pregiudizialmente contraria alla tutela marina. Il testo impegnava semplicemente l’Amministrazione comunale a non aderire ad eventuali proposte di Area Marina Protetta in assenza di un preventivo percorso di concertazione con la comunità locale e con l’intero Consiglio comunale.

Nelle premesse dell’atto si richiamava inoltre un dato difficilmente contestabile: l’istituzione del Parco Nazionale non sarebbe stata accompagnata, negli anni passati, da un adeguato processo di coinvolgimento della popolazione, generando criticità operative e diffuse preoccupazioni tra cittadini e operatori tecnici dell’isola. La stessa mozione ricordava come, già in passato, migliaia di firme fossero state raccolte su questo tema e come esperienze di tutela condivisa — come quella della secca di Campobello — dimostrino che protezione ambientale e partecipazione locale possano procedere insieme.

In questo quadro, la richiesta avanzata al Consiglio comunale appariva finalizzata soprattutto ad aprire un confronto pubblico e trasparente prima di qualunque scelta destinata a incidere sul futuro del mare e dell’economia dell’isola.

Va ricordato che proprio il tema dell’Area Marina Protetta costituiva uno dei quesiti previsti nel referendum consultivo mai celebrato.

La mozione rappresentava dunque un passaggio coerente con gli indirizzi già approvati dal Consiglio e con la richiesta, più volte emersa, di maggiore partecipazione democratica.

Eppure, in modo inatteso e difficilmente comprensibile, i consiglieri di maggioranza hanno richiesto il rinvio della votazione. Una richiesta alla quale si sono successivamente associati anche i consiglieri di minoranza.

Il risultato è stato un ulteriore rinvio decisionale su una delle questioni strategiche per il futuro dell’isola.

Il Pantesco guarda con preoccupazione a questo nuovo episodio dilatorio. Non per alimentare polemiche — ma perché il protrarsi dell’incertezza rischia di lasciare la comunità ai margini di processi decisionali che avanzano comunque.

Quando le decisioni riguardano il modello di sviluppo, il lavoro, la pesca, il turismo e l’uso stesso del territorio e del mare, il tempo del confronto pubblico non può essere indefinitamente rimandato.

Per questo motivo la nostra testata propone oggi un’iniziativa semplice ma significativa: aprire un sondaggio pubblico rivolto ai cittadini di Pantelleria, chiedendo se ritengano urgente affrontare apertamente il tema dell’Area Marina Protetta e se considerino opportuno un loro diretto coinvolgimento attraverso strumenti partecipativi ampi e trasparenti promossi dal Comune.

La tutela dell’ambiente e la democrazia locale non sono obiettivi in contrasto. Al contrario, possono rafforzarsi reciprocamente solo quando le scelte vengono comprese, condivise e partecipate.

Pantelleria non ha bisogno di conflitti istituzionali né di contrapposizioni ideologiche. Ha bisogno di chiarezza, tempi certi e partecipazione.

Il tempo del confronto non può trasformarsi nel tempo dei rinvii.

Aurelio Mustacciuoli

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SONDAGGIO

Alla luce di quanto emerso nel Consiglio comunale, Il Pantesco propone ai cittadini una semplice domanda di partecipazione civica: Ritieni urgente che il Comune di Pantelleria apra un confronto pubblico sull’eventuale istituzione di un’Area Marina Protetta coinvolgendo direttamente i cittadini?

Cosa prevedeva la mozione presentata in Consiglio Comunale

La mozione proposta dal Presidente del Consiglio comunale impegnava l’Amministrazione a:

  • non aderire a eventuali proposte di Area Marina Protetta senza preventiva concertazione con cittadini e istituzioni locali;

  • rappresentare presso Ministero e Regione la necessità di garanzie per lo sviluppo socio-economico dell’isola;

  • promuovere momenti pubblici di confronto prima di qualsiasi decisione;

  • richiedere un incontro ufficiale tra Consiglio comunale e Parco Nazionale aperto alla cittadinanza.

Nel documento si evidenziava inoltre come l’istituzione del Parco Nazionale non sia stata accompagnata, negli anni passati, da un adeguato processo di coinvolgimento della comunità locale e come nel tempo siano emerse criticità operative e preoccupazioni diffuse tra cittadini e tecnici dell’isola.

La mozione richiamava anche precedenti forme di mobilitazione popolare e indicava esperienze di tutela condivisa del mare — come la zona di protezione della secca di Campobello — quale esempio di possibile equilibrio tra conservazione ambientale e partecipazione territoriale.