l Castello che torna indietro: simbolo di un’isola ferma da 50 anni.
La notizia della restituzione del Castello al Demanio, dopo che la sua gestione era stata trasferita al Comune, è l’ennesimo segnale di un’isola ferma da cinquant’anni. La motivazione ufficiale parla di “onerosità gestionale”, ma il punto è molto più ampio e riguarda il destino stesso di Pantelleria.
Se si vuole sviluppare davvero quest’isola, bisognerebbe aumentare l’autonomia di gestione territoriale, non ridurla. Invece Pantelleria sta diventando sempre più un lembo di terra amministrato da enti esterni: Demanio, Sovrintendenza, Guardia Costiera, Aeronautica, ENAC, Parco nazionale,.. . Tutti organismi non elettivi, tutti dotati di crescente potere decisionale, tutti lontani dai cittadini.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: paralisi. Una giungla di burocrazie asfissianti che, al primo ostacolo, trovano un comodo alibi nella parola “sicurezza”. Una sicurezza spesso invocata in astratto, senza vere dimostrazioni concrete, e che finisce per giustificare immobilismo e rinvii infiniti.
La storia ci insegna che da apparati statali lenti e centralizzati non è mai nato lo sviluppo di una comunità locale. E Pantelleria non farà eccezione. Quel che si produce invece è la nascita di feudi di potere, dove i progetti milionari con fondi pubblici valgono non per la loro utilità ai cittadini, ma per la quantità di risorse gestite.
Restituire il Castello al Demanio non è quindi un atto neutro, ma un passo ulteriore su una strada che porta al declino. Se davvero si vuole un futuro diverso per l’isola, bisogna ripartire dall’autonomia e dalla responsabilità locale, non dalla rinuncia.