Durante una perquisizione nella casa di Valter Lavitola, imprenditore accusato di essere il mandante dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, gli investigatori hanno trovato sette pagine di appunti, oltre a tre cellulari e due pen drive ora al vaglio degli inquirenti. Questi materiali potrebbero fornire informazioni utili sull’origine del movente e sui rapporti tra Lavitola e la banda che ha realizzato l’attacco dinamitardo davanti alla casa di Ranucci a Pomezia. L’analisi dei dispositivi potrebbe far emergere ulteriori contatti e comunicazioni tra Lavitola e Gomes Clesio Tavares, suo collaboratore, nelle settimane successive ai fatti. Gli inquirenti, che continuano ad ascoltare testimoni, tendono ad escludere il collegamento dell’attentato alle inchieste giornalistiche della trasmissione Rai condotta da Ranucci. Al momento non è calendarizzata una nuova audizione del giornalista in Procura. Lavitola, nel corso di dichiarazioni spontanee e in interviste, ha negato ogni responsabilità e ribadito la profonda amicizia con Ranucci, affermando che le loro famiglie sono molto vicine, aspetto confermato anche dal giornalista. Inoltre, Lavitola ha citato un progetto politico che, secondo alcuni sondaggi a suo dire credibili, vedrebbe coinvolto Ranucci e potrebbe avvantaggiare la coalizione di centrosinistra. Su queste dichiarazioni gli investigatori potrebbero avviare ulteriori verifiche. Anche esponenti di Fratelli d’Italia, membri della Commissione di vigilanza Rai, hanno richiesto chiarezza sulla vicenda, sottolineando la necessità di garantire l’imparzialità e l’indipendenza della trasmissione televisiva.
Attentato Ranucci: sequestrati 7 manoscritti a Lavitola, sotto esame i cellulari
