Le recenti e crescenti offensive ucraine contro il settore energetico russo stanno avendo un impatto diretto su ampie aree del paese, tra cui le regioni occupate della Crimea e numerose città dell’interno. L’oppositore russo Maxim Katz, intervistato da Fox News Digital, sottolinea come la carenza di carburante stia diventando uno dei primi aspetti tangibili attraverso cui la popolazione russa percepisce gli effetti del conflitto, influendo non solo sui prezzi ma soprattutto sulla disponibilità di carburante sul mercato. Queste difficoltà emergono in un periodo sensibile, in vista delle elezioni per la Duma previste a settembre, in cui Putin punta a mostrare stabilità e controllo.
Secondo Katz, l’attuale crisi dei carburanti indebolisce la narrazione del Cremlino che vorrebbe una guerra distante dalla vita degli abitanti di Mosca e delle altre città: per la prima volta molti cittadini sono costretti a confrontarsi direttamente con le conseguenze del conflitto. La Russia, da storica esportatrice di prodotti petroliferi, si è trovata a dover importare circa 50.000 tonnellate di benzina dal Kazakistan a causa dei danni e dei fermi agli impianti. Tra i bersagli più recenti delle incursioni figurano la raffineria di Omsk, la più grande del paese, e quella di Saratov, entrambe temporaneamente fuori uso.
Negli ultimi mesi, l’aumento delle offensive ucraine, sostenute da informazioni fornite da intelligence statunitense secondo quanto dichiarato dall’ambasciatore ucraino in Israele, Yevgen Korniychuk, ha causato una riduzione produttiva stimata attorno a un terzo rispetto all’anno precedente e costretto Mosca ad adottare misure d’emergenza come il blocco all’export di diesel e la riduzione delle esportazioni marittime di carburanti.
Nonostante queste difficoltà interne, la Russia continua però ad incassare rilevanti entrate energetiche dai mercati globali. Secondo l’analisi dell’organizzazione Urgewald, tra gennaio e maggio 2026 l’Unione Europea avrebbe ricevuto il 97% delle forniture di GNL (gas naturale liquefatto) dal progetto Yamal, per un valore di circa 5,7 miliardi di dollari, con le tendenze attuali che porterebbero la cifra a sfiorare i 7 miliardi nella prima metà dell’anno.
Diverse fonti militari occidentali evidenziano che se da un lato la strategia ucraina sta portando tensioni crescenti nel sistema russo, dall’altro il Cremlino sembra poter proteggere la continuità delle operazioni militari, anche a costo di aggravare le carenze per i cittadini. L’ambasciatore Korniychuk ha affermato che parte della leadership russa riconosce la gravità della situazione, pur senza riuscire a convincere Putin a rivedere la sua posizione. Finora, gli attacchi non hanno interrotto le operazioni militari russe né forzato reali cambiamenti nelle scelte del Cremlino, ma stanno rendendo sempre più difficile nascondere all’opinione pubblica russa il peso della guerra.
