La crisi climatica e l’incremento degli eventi meteorologici estremi stanno aggravando l’erosione delle spiagge in Italia, con una crescita significativa delle località costiere colpite: dal 2010 al 2026 sono salite a 308 su 643, pari al 48% del totale. Gli eventi estremi, monitorati da Legambiente e dall’Osservatorio Città Clima, sono 1.073 negli ultimi 16 anni, rappresentando il 38,6% dei casi totali rilevati a livello nazionale. Rispetto agli anni precedenti, si registra un aumento costante sia nel numero di comuni colpiti sia nella quantità di eventi. Gli episodi più frequenti riguardano allagamenti da piogge intense (404 casi), trombe d’aria (286) e mareggiate (107). In particolare, dal 2022 al 2026, le mareggiate sono aumentate del 550% e le raffiche di vento dell’80%.

A livello regionale, il Sud Italia è l’area più danneggiata, con Sicilia, Puglia e Calabria in testa per numero di eventi. Le città più colpite sono Genova, Bari, Palermo, Agrigento e Napoli. Secondo dati Ispra, negli ultimi 50 anni sono scomparsi oltre 40 milioni di metri quadrati di spiagge. Legambiente evidenzia l’assenza di un piano nazionale indirizzato specificamente all’adattamento delle coste e sottolinea la necessità di risorse dedicate per il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici.

Tra le priorità, l’associazione suggerisce una legge contro il consumo di suolo, interventi di rinaturalizzazione delle coste—con ripristino di dune, zone umide e paludi—e la piena tutela della libera fruizione delle spiagge, la legalità e il blocco dell’edificazione sulle aree costiere. Viene inoltre indicato che Spagna, Inghilterra e Belgio sono esempi virtuosi nella gestione delle coste e nel controllo delle inondazioni. Nel dossier viene ricordato il ruolo chiave della posidonia nel contrasto all’erosione costiera.

Il report affronta anche il tema delle concessioni balneari. Legambiente chiede linee guida chiare e maggior attenzione alla sostenibilità nei criteri di affidamento, criticando l’attuale estensione automatica delle concessioni fino a settembre 2027 e la mancanza di procedure competitive immediate.