All’inizio del 2026, il mondo viene descritto come ‘sull’orlo del precipizio’ a causa di guerre in corso e dell’uso di strategie economiche per vantaggi geopolitici, fenomeni che stanno frammentando le società. Questo è l’allarme lanciato a Davos da accademici, rappresentanti di imprese globali, governi, società civile e organizzazioni internazionali riuniti sulle Alpi svizzere. Il messaggio è rivolto in particolare alle grandi potenze, con un riferimento diretto a Donald Trump e alla sua politica basata sulla coercizione economica e su atteggiamenti minacciosi, come dimostrato dalle tensioni riguardanti la Groenlandia.

Durante il Forum, Trump sarà presente con una nutrita delegazione composta da ministri, rappresentanti dell’industria petrolifera e grandi aziende tecnologiche. Nel suo intervento previsto per il 21 gennaio sono attesi attacchi contro l’élite globalista di Davos favorevole alla cooperazione multilaterale. Prima del suo discorso si terrà un panel intitolato ‘Deja Vu?’, che richiama un confronto tra il decennio attuale e gli anni Venti del Novecento.

Il ‘Global Risks Report’, documento principale del Forum basato su un sondaggio tra 1.300 leader ed esperti, evidenzia che i rischi oggi più percepiti non sono più pandemie o crisi climatiche, ma lo ‘scontro geoeconomico’, seguito dai ‘conflitti armati’ tra Stati. Queste preoccupazioni emergono nonostante i tentativi di mediazione su Ucraina e Gaza previsti proprio a Davos. Il sondaggio, realizzato prima delle ultime iniziative di Trump su Venezuela e Groenlandia e dello stallo nei negoziati sull’Ucraina, mostra che il 50% degli intervistati si aspetta un periodo turbolento o tempestoso nei prossimi due anni, il 40% prevede instabilità e solo una minima parte ritiene probabile la stabilità.

Guardando al 2028, lo ‘scontro geoeconomico’ rimane il rischio principale, seguito dalla disinformazione e dalla polarizzazione sociale. Nel lungo termine, oltre dieci anni, diventano prioritari i rischi legati agli eventi climatici estremi, mentre quelli associati all’intelligenza artificiale salgono al quinto posto. Saadia Zahidi, direttore generale del Wef, sottolinea come sia sorprendente che i partecipanti siano più ottimisti sul lungo periodo rispetto al breve termine.

Il Wef identifica quindi una ‘tempesta perfetta’ imminente dovuta alla concomitanza di conflitti armati, militarizzazione degli strumenti economici e frammentazione sociale. Tuttavia, secondo Zahidi, nessuno di questi rischi è inevitabile, e il rapporto mette in evidenza sia l’entità dei pericoli che la responsabilità collettiva nell’affrontarli.