Negli Stati Uniti è emersa una nuova divisione tra i Democratici a seguito delle richieste, da parte delle frange più progressiste del partito, di abolire l’agenzia federale ICE (Immigration and Customs Enforcement). Il dibattito si è acceso dopo la morte di Renee Good, uccisa da un agente ICE a Minneapolis durante un’operazione. Secondo la versione federale, l’agente avrebbe agito per legittima difesa in risposta a un tentativo della donna di usare il veicolo come arma, versione però contestata da esponenti locali democratici e oggetto di una causa intentata dallo stato del Minnesota contro l’amministrazione Trump, accusata di condurre un’applicazione delle leggi sull’immigrazione ritenuta “illegale” e “senza precedenti”.

Numerose proteste si sono verificate a Minneapolis e a livello nazionale, con richieste di modificare le politiche federali sull’immigrazione e voci, come quella della deputata Ayanna Pressley, che sostengono apertamente l’abolizione di ICE. Questo posizionamento trova però opposizione all’interno del partito stesso: alcuni think tank di area centro-sinistra, come The Third Way, avvertono che lo slogan “abolire ICE” rischia di essere dannoso sul piano politico e di compromettere eventuali riforme concrete, paragonando l’impatto dello slogan a quello del “defund the police” durante le proteste del 2020.

Personalità come Adam Jentleson sottolineano che abolire l’agenzia resta un peso politico difficile da sostenere anche se temporaneamente suscitasse consenso dopo episodi controversi. The Third Way consiglia invece ai Democratici di concentrarsi su obiettivi più pragmatici, come la riduzione degli abusi di forza da parte degli agenti e l’introduzione di norme per responsabilizzare l’operato di ICE, piuttosto che puntare alla sua eliminazione.

Il Caucus Progressista del Congresso ha dichiarato di opporsi a qualsiasi finanziamento per ICE in assenza di riforme sostanziali, proponendo tra l’altro l’obbligo di telecamere indossabili e il divieto di mascheramento degli agenti. Esponenti come Ilhan Omar sostengono che chiedere profonde riforme sia il minimo per ripristinare sicurezza e giustizia nelle comunità.

Sondaggi recenti mettono in luce una profonda spaccatura nell’opinione pubblica: il 57% degli intervistati da Quinnipiac disapprova l’operato di ICE, così come la maggioranza dei Democratici e degli indipendenti, mentre l’84% dei Repubblicani sostiene l’agenzia. Altri dati (CNN e Yahoo) indicano che oltre la metà degli americani ritiene che le azioni di ICE rendano le città meno sicure o danneggino le comunità. Nonostante ciò, Trump continua a esprimere pieno sostegno alle azioni di ICE, definendo le ultime operazioni “altamente riuscite” e collocando la questione come punto centrale nel tema dell’ordine pubblico.