Umberto Bossi è morto a 84 anni a Varese. Fondatore della Lega Lombarda poi divenuta Lega Nord, è stato protagonista della scena politica dagli anni Ottanta. Approdato in Senato nel 1987, Bossi ha portato avanti la difesa della ‘Padania’ e il suo ‘celodurismo’ è entrato nei vocabolari come sinonimo di radicalità e intransigenza. Le sue battaglie hanno avuto come obiettivo primario la secessione del Nord e il federalismo.
Nel corso della sua carriera, Bossi ha più volte assunto incarichi di governo, diventando ministro per le Riforme istituzionali e per il Federalismo durante i governi Berlusconi. La Lega da lui guidata ha spesso rappresentato l’ago della bilancia nello scenario politico nazionale, imponendo temi come il federalismo e la questione settentrionale.
Bossi si è distinto anche per il suo stile diretto e provocatorio, celebri i suoi gesti eclatanti e le campagne come il rito dell’ampolla sul Po o lo sciopero fiscale. In Parlamento, la sua figura è stata associata a una diplomazia d’urto e a episodi che hanno segnato il dibattito politico, come il sostegno temporaneo al governo tecnico di Dini e la rottura con diversi alleati, fra cui Gianfranco Miglio.
Colpito da ictus nel 2004, Bossi ha gradualmente ridotto il suo ruolo operativo ma è rimasto presidente federale della Lega. Nel 2012 si è dimesso da segretario, lasciando la guida a Matteo Salvini, che ha riconosciuto pubblicamente il ruolo decisivo di Bossi nella sua formazione politica. Numerosi i messaggi di cordoglio dal mondo della politica: Sergio Mattarella ha parlato di “leader appassionato e sincero democratico”, mentre Luca Zaia ha sottolineato il contributo fondamentale di Bossi per il federalismo in Italia. Esponenti di maggioranza e opposizione hanno ricordato il suo carattere combattivo e il segno lasciato nella storia repubblicana.
