I mercati finanziari stanno attraversando una nuova fase di forte volatilità a causa dell’escalation del conflitto in Medio Oriente. Gli attacchi di Stati Uniti e Israele alle piattaforme petrolifere e del gas in Iran, seguiti dalla risposta di Teheran contro infrastrutture in Qatar, hanno provocato un netto aumento dei prezzi di petrolio e gas, innescando turbolenze in borsa, nei mercati obbligazionari e valutari. Le quotazioni del greggio in partenza dall’Oman hanno raggiunto 166,8 dollari al barile, con un rialzo superiore al 138% in tre settimane; il petrolio statunitense è rimasto intorno ai 98 dollari, mentre il Brent si è mosso tra 97 e 119 dollari. Il gas ad Amsterdam ha chiuso in aumento del 13,5%, toccando i livelli massimi dal 2022.
Contestualmente, la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea hanno mantenuto invariati i tassi d’interesse, confermando la volontà di contenere l’inflazione al 2% nel medio termine. I bund tedeschi hanno raggiunto il 3% per la prima volta dal 2011, con lo spread tra Btp e Bund stabile e il rendimento dei titoli italiani al 3,77%. Pesanti le perdite sui mercati azionari: in Asia, Tokyo ha chiuso a -3,38%, Mumbai a -3,26%, Hong Kong a -2,02% e Shanghai a -1,39%; in Europa, Milano ha perso il 2,32%, Francoforte il 2,82%, Londra il 2,35% e Parigi il 2,03%; negli Stati Uniti, Dow Jones e Nasdaq in calo dello 0,8%.
Secondo analisti, l’aumento dei rischi di interruzione dell’approvvigionamento energetico dal Golfo Persico ha provocato una reazione immediata dei mercati, con la possibilità che la crisi comprometta la capacità produttiva di una delle aree chiave per la produzione mondiale di petrolio e gas. In questo scenario di incertezza macroeconomica, segnato anche da un’inflazione in risalita negli Stati Uniti, le borse europee hanno perso oltre 420 miliardi in un solo giorno, dopo aver già registrato una perdita cumulata di 1.162 miliardi nelle prime due settimane di conflitto.
