Una corte d’appello federale ha respinto la richiesta dell’amministrazione Trump di applicare parti fondamentali dell’ordine esecutivo che puntava a rafforzare le regole del voto per corrispondenza in 23 Stati guidati dai Democratici. Il provvedimento, firmato da Trump a marzo come parte delle iniziative per l’integrità elettorale, prevedeva che il Dipartimento della Sicurezza Interna compilasse liste di cittadini eleggibili al voto da trasmettere agli Stati, che le Poste stabilissero nuovi standard per le schede postali e che il Dipartimento di Giustizia desse priorità alle indagini su funzionari che avessero concesso il voto federale a persone non aventi diritto.

La causa legale è stata promossa da 23 Stati e dal Distretto di Columbia, guidati da California, Massachusetts, Nevada e Washington. Le amministrazioni di questi Stati hanno sostenuto che la Costituzione attribuisce loro la responsabilità primaria nelle elezioni federali e che l’ordine esecutivo avrebbe ecceduto i poteri presidenziali.

Già a giugno la giudice distrettuale Indira Talwani aveva bloccato temporaneamente le parti principali dell’ordine, ritenendo che superassero l’autorità del presidente. La Corte d’appello, nel confermare questa decisione, ha motivato che gli Stati ricorrenti si trovano già a dover introdurre importanti cambiamenti organizzativi in vista delle scadenze elettorali ravvicinate.

La Casa Bianca e il Dipartimento di Giustizia non hanno rilasciato commenti immediati. La sospensiva rimarrà in vigore mentre il ricorso proseguirà, ma la questione centrale sulla legittimità dell’ordine esecutivo resta irrisolta.