Il capo economista del Fondo monetario internazionale, Pierre-Olivier Gourinchas, ha identificato i rischi geopolitici e l’aumento delle tensioni commerciali come elementi di grande pressione sull’economia globale. Le previsioni del World Economic Outlook del FMI si basano sull’ipotesi di dazi invariati, ma un’escalation nei dazi o nelle tensioni geopolitiche potrebbe influire negativamente sulla crescita. Per l’Italia, il FMI ha rivisto leggermente al ribasso le stime di crescita per il 2026: dopo un incremento dello 0,5% previsto nel 2025, il PIL dovrebbe aumentare dello 0,7% nel 2026, leggermente inferiore rispetto alla previsione di ottobre, ma si conferma allo 0,7% anche per il 2027, con un piccolo rialzo rispetto alle stime precedenti.

A livello globale, la crescita è prevista stabile: secondo l’aggiornamento di gennaio del World Economic Outlook, il PIL mondiale aumenterà del 3,3% nel 2026 e del 3,2% nel 2027, in linea con la crescita del 2025. Le stime per il 2026 sono state leggermente riviste al rialzo. Tale andamento positivo è sostenuto da un forte incremento degli investimenti tecnologici, in particolare nell’intelligenza artificiale, soprattutto in Nord America e in Asia.

Il documento del FMI sottolinea l’importanza dell’indipendenza delle banche centrali per garantire la stabilità e la credibilità delle politiche monetarie, mantenendo così ancorate le aspettative di inflazione. Per l’Eurozona, il PIL dovrebbe aumentare dell’1,3% nel 2026 e dell’1,4% nel 2027, con un lieve miglioramento rispetto alle proiezioni di ottobre. Tuttavia, il continente europeo beneficia meno del boom tecnologico rispetto agli Stati Uniti e deve affrontare ostacoli strutturali come i costi energetici e la debolezza del settore manifatturiero. Le prospettive per Germania e Francia risultano migliori: l’economia tedesca dovrebbe crescere dell’1,1% nel 2026 e dell’1,5% nel 2027, mentre la Francia è attesa in crescita dell’1% nel 2026 e dell’1,2% nel 2027. L’inflazione nell’Eurozona dovrebbe attestarsi intorno al 2% nel 2026 e nel 2027, con l’inflazione di fondo che raggiungerà lo stesso livello nel 2027.