Il governo Bayrou è durato appena nove mesi. L’Assemblée Nationale lo ha sfiduciato mentre il premier avvertiva che il debito pubblico francese è ormai una “questione di urgenza vitale”. Gli interessi sono esplosi dai 30 miliardi annui del 2020 ai 67 miliardi del 2024, con proiezioni di 107 miliardi a fine decennio.
“Il modello va reinventato”, ha detto Bayrou. Ma qui sta il punto: quando un modello porta al fallimento, non andrebbe reinventato, andrebbe sostituito. Il problema è che lo Stato non può farlo. Perché il debito e la spesa pubblica non sono incidenti di percorso, sono il fondamento stesso del sistema politico moderno.
Non accade solo in Francia. Anche da noi il copione è lo stesso: piccoli aggiustamenti, nessuna inversione di rotta. Si cambia la superficie, non la sostanza.
L’alternativa c’è: la scuola austriaca di economia, che ricorda che non si può spendere ciò che non si ha e che la ricchezza nasce dal lavoro, dal risparmio e dalla responsabilità individuale, non dai deficit. Ma a proporla non saranno i governi. Devono essere i cittadini, con scelte nuove e con una pressione culturale dal basso.
Fino ad allora, continueremo a vedere governi che cadono, debiti che crescono e modelli “reinventati” solo a parole.
