Nel 2023 la mobilità sanitaria interregionale in Italia ha raggiunto una spesa record di 5,15 miliardi di euro, segnando un aumento del 2,3% rispetto all’anno precedente. Più della metà di questa cifra è stata destinata a strutture private convenzionate per prestazioni specialistiche erogate a pazienti provenienti da altre Regioni. I dati, presentati dalla Fondazione Gimbe, evidenziano come il fenomeno coinvolga maggiormente i cittadini del Sud che si spostano verso il Nord, mentre tra le Regioni settentrionali si osserva uno scambio soprattutto tra aree confinanti. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto ricevono circa il 52% degli incassi totali per cure offerte a pazienti non residenti, mentre Lazio, Campania e Lombardia sostengono le maggiori spese per l’assistenza erogata ai propri residenti fuori Regione. Sul saldo economico, la Lombardia registra un attivo di 645,8 milioni di euro, mentre le Regioni del Sud come Calabria, Campania, Puglia e Sicilia evidenziano importanti passivi. L’incasso delle cure riguarda sempre più il privato: nel 2023 a queste strutture è stato destinato il 56,3% della spesa per mobilità sanitaria, con percentuali particolarmente elevate in Molise, Lombardia, Puglia e Lazio. L’aumento dei pazienti che si spostano per curarsi mette in rilievo le disuguaglianze nella qualità dei servizi sanitari regionali.