Nel quartiere Relja di Zadar, città costiera croata nota per la sua storia e i resti romani, sono state rinvenute antiche sepolture romane durante lavori sotto edifici moderni. Gli scavi hanno portato alla luce circa 15 tombe databili tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C., parte di una necropoli più ampia che, secondo il Dipartimento di Archeologia dell’Università di Zadar, conta fino a 3.000 tombe distribuite anche sotto aree oggi commerciali e residenziali.
In epoca romana i cimiteri erano collocati fuori dalle mura urbane, lungo le strade principali. Le tombe scoperte documentano l’evoluzione delle pratiche funerarie: nei primi secoli era prevalente la cremazione, con corredi come balsamari in vetro, ciotole in ceramica, lucerne e monete; successivamente, dal II secolo d.C., divenne comune l’inhumazione, accompagnata da un progressivo calo degli oggetti funerari, dovuto anche al cambiamento delle credenze religiose e al passaggio dal paganesimo al cristianesimo.
Uno dei ritrovamenti potrebbe essere antecedente all’epoca romana e riferibile al periodo liburnico preistorico. Sono stati rinvenuti anche resti carbonizzati di cibo o cereali databili tra il II e il III secolo d.C., che saranno oggetto di ulteriori analisi. Le scoperte includono inoltre reperti del XX secolo risalenti all’occupazione italiana della città.
Secondo il professor Igor Borzić, tali scoperte, sebbene frequenti a Zadar, forniscono preziosi dettagli sulla continuità e sulla trasformazione delle tradizioni locali in parallelo con le tendenze dell’impero romano. Gli oggetti rinvenuti verranno catalogati e studiati, per poi essere esposti temporaneamente presso il Dipartimento di Archeologia. Zadar conferma così la sua rilevanza storica, dovuta alla posizione strategica sull’Adriatico e a un fertile entroterra.
