I nuovi farmaci antiobesità, come semaglutide, liraglutide e tirzepatide, stanno mostrando benefici non solo per la perdita di peso e la gestione del diabete, ma anche per la salute mentale. Questi agonisti del recettore GLP-1, simili a ormoni prodotti dall’organismo, sono oggetto di studi che suggeriscono efficacia anche per disturbi neuropsichiatrici. In due recenti ricerche pubblicate su Jama Psychiatry e Bmc Psychiatry, presentate al congresso nazionale della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia a Milano, si evidenzia che il semaglutide, utilizzato da pazienti sottoposti a terapia antipsicotica, ha comportato una riduzione media dell’8% del peso corporeo in 24 settimane; liraglutide circa il 5%. Questi risultati superano quelli ottenuti con la metformina, terapia standard attuale. Secondo gli esperti, ciò rappresenta un passo importante anche per la prevenzione del diabete e delle malattie cardiovascolari in pazienti psichiatrici, grazie all’azione dei GLP-1 sui centri della sazietà cerebrale, che riducono l’iperfagia spesso causata dagli psicofarmaci.

Un altro studio, condotto in Corea su oltre 360 mila persone, rivela che una maggiore attività genetica del recettore GLP-1 è collegata a un rischio ridotto di depressione maggiore e disturbo bipolare. Gli specialisti sottolineano anche che questi farmaci migliorano la propensione dei pazienti a seguire le terapie psichiatriche, poiché riducono gli effetti collaterali legati all’aumento di peso.