La Croce Rossa Italiana (CRI) ha spiegato che i suoi volontari sono intervenuti per soccorrere Abderrahim Fakir a Bologna, praticando manovre di rianimazione cardiopolmonare e l’utilizzo del defibrillatore nel tentativo di salvare l’uomo. Secondo la Cri, i soccorsi sono iniziati appena la situazione lo ha consentito, e l’automedica è stata chiamata pochi minuti dopo l’arrivo dei volontari sul posto.
La Croce Rossa ha sottolineato che questa ricostruzione differisce da quanto riportato su alcuni organi di stampa e ha ribadito la sua disponibilità a collaborare con gli inquirenti e l’Ausl per fare chiarezza sull’accaduto. L’organizzazione precisa che le operazioni di soccorso non sono visibili nei primi video diffusi, ma che quanto avvenuto si evidenzia in altre registrazioni pubblicate successivamente da diversi media.
Fonti vicine alla Cri riferiscono che vi è stato un intervallo inferiore al minuto tra la conclusione dell’intervento di contenimento della Polizia e l’inizio delle manovre di rianimazione da parte dei volontari. Fakir presentava ancora segni vitali al momento dell’intervento, ma le condizioni erano gravissime. Il defibrillatore, consegnato ai magistrati per le indagini, non ha scaricato elettricità a causa di parametri vitali compromessi, in quanto il dispositivo blocca la scarica in caso di situazioni irrimediabili.
Risulta inoltre che un mese prima del decesso Fakir si era presentato al Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore per un problema psichiatrico e ferite da probabile gesto autolesionistico, senza essere seguito dal Centro di Salute Mentale. Era stato comunque registrato come codice azzurro e aveva richiesto un colloquio con uno psichiatra.
Sull’accaduto sono intervenute diverse figure istituzionali. Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture e trasporti, ha pubblicamente ringraziato la Polizia di Stato per il lavoro svolto e ha invitato ad attendere gli esiti delle indagini prima di esprimere giudizi. Ha inoltre sottolineato il rischio di tensioni quando si convocano manifestazioni senza chiarezza sugli eventi accaduti.
Francesco Vaia, ex direttore della Prevenzione al Ministero della Salute, ha evidenziato sui social che la vicenda ha diviso l’opinione pubblica, spostando l’attenzione dal tema centrale della crescita del disagio neuropsichico in Italia.
