Negli Stati Uniti il Long COVID è considerato una crisi sanitaria in crescita, con stime che parlano di fino a 18 milioni di persone colpite. La questione è stata discussa in un’audizione del Congresso con il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., che ha riferito sui progressi nella ricerca di biomarcatori e ha confermato l’impegno a proseguire gli sforzi in materia. I sintomi riferiti dai pazienti includono disfunzioni cognitive, estrema stanchezza, problemi cardiovascolari, disturbi neurologici e altri segnali riconducibili a questa condizione, la cui natura rimane ancora in parte sconosciuta: al momento non esiste un test diagnostico specifico né una terapia definitiva.
Nonostante alcune analogie storiche con l’emergenza dell’AIDS, che fu affrontata grazie a forti investimenti pubblici, il finanziamento pubblico attuale per la ricerca sul Long COVID viene ritenuto insufficiente. Dopo la fine dell’emergenza sanitaria, alcune strutture dedicate sono state chiuse e i fondi ridotti, sebbene alcune di queste decisioni siano state successivamente riviste. I costi legati al Long COVID continuano però a gravare pesantemente sul sistema sanitario e sulla produttività nazionale. Secondo le voci critiche, sarebbe necessario uno sforzo molto maggiore, simile a quello investito in passato nella risposta all’HIV/AIDS, per arrivare a trattamenti efficaci contro il Long COVID. Si sollecita l’amministrazione e gli enti sanitari a dare priorità a questa patologia cronica, potenziando la ricerca clinica e offrendo soluzioni alle milioni di persone che ancora soffrono di queste conseguenze a lungo termine del Covid-19.
