Dopo cinque giorni di intensi colloqui e al quinto round negoziale, Israele e Libano hanno raggiunto e firmato a Washington un accordo quadro, con il coinvolgimento degli Stati Uniti. L’intesa prevede che le forze israeliane si ritirino in una zona di sicurezza nel Libano meridionale, senza lasciare completamente il territorio. In due aree pilota, una a nord e una a sud del fiume Litani, le forze di difesa israeliane lasceranno spazio all’esercito libanese consentendo il rientro dei residenti nelle loro abitazioni.
Sono emersi accordi anche sulla gestione dei tunnel di Hezbollah, sul contrasto al rafforzamento dell’organizzazione filoiraniana e sull’avvio dei negoziati per la definizione del confine terrestre tra i due paesi. Tuttavia, rimangono questioni aperte come il disarmo di Hezbollah e il completo ritiro delle forze israeliane. L’avvio del progetto pilota dipenderà dall’addestramento dell’esercito libanese da parte degli Stati Uniti.
Il premier israeliano Netanyahu ha descritto l’accordo come un risultato significativo e un colpo per l’Iran, sottolineando l’intenzione di mantenere la presenza nella zona di sicurezza finché Hezbollah non sarà disarmato e persisterà una minaccia per Israele. Hezbollah, per voce del parlamentare Hassan Fadlallah, ha condannato l’intesa, rifiutando qualsiasi negoziato diretto con Israele e avvertendo dei rischi di divisioni interne e minacce alla sovranità del Libano.
Per gli Stati Uniti e per il presidente libanese Joseph Aoun si tratta di un primo passo importante, benché complesso, verso la pace e la sicurezza nella regione. Il governo italiano ha accolto con favore la notizia, riaffermando il proprio impegno per il cessate il fuoco e la pace duratura, nel rispetto della sovranità libanese e della sicurezza israeliana.
Contemporaneamente, tensioni sono cresciute nello Stretto di Hormuz dopo che gli Stati Uniti hanno effettuato raid contro depositi di missili, droni e radar iraniani, in risposta a un attacco contro una nave commerciale. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver respinto l’attacco americano e promesso una dura reazione a ulteriori azioni. Il vicepresidente americano JD Vance ha sottolineato che a ogni atto di violenza si risponderà con la stessa misura.
