Il vicepresidente JD Vance ha dichiarato che il nuovo accordo tra Stati Uniti e Iran rappresenta un possibile momento di svolta per il Medio Oriente. Durante un’intervista, Vance ha precisato che l’accesso dell’Iran a un fondo di ricostruzione da 300 miliardi di dollari sarà subordinato al rispetto degli impegni previsti dall’intesa, specificando che nessun finanziamento proverrà da contribuenti americani. Il fondo, proposto dall’amministrazione Trump, sarà alimentato da aziende private straniere interessate a investire in Iran a condizione che il paese cooperi e rispetti gli accordi, tra cui la rinuncia al programma nucleare e il rispetto di un regime di ispezioni rigoroso.
L’intesa, che sarà firmata a breve in Svizzera, prevede anche la riapertura dello Stretto di Hormuz e interventi per limitare le ostilità e monitorare il programma nucleare iraniano. Secondo Vance, se l’Iran non rispetterà gli obblighi, torneranno le sanzioni e le relazioni precedenti. Il vicepresidente sottolinea inoltre che l’accordo include la distruzione, in collaborazione con organizzazioni internazionali e le autorità iraniane, delle scorte di materiale nucleare arricchito possedute dall’Iran.
Da parte iraniana, il vice ministro degli Esteri Gharibabadi ha affermato che il memorandum è stato elaborato ispirandosi alla diffidenza, sottolineando che non si tratta di un atto di fiducia verso gli Stati Uniti. Il presidente iraniano Pezeshkian ha confermato il coinvolgimento diretto della guida suprema Mojtaba Khamenei nel processo e ha osservato un cambiamento di atteggiamento di alcuni esponenti storicamente intransigenti del regime.
Infine, Vance ha sottolineato che la vera opportunità per l’Iran risiede nella dimostrazione concreta di un cambiamento di comportamento, affermando che la risposta degli Stati Uniti dipenderà strettamente dall’atteggiamento di Teheran.
