Essere uno studente ebreo nel Regno Unito oggi significa vivere una doppia vita: frequentare lezioni e sostenere esami, ma anche preoccuparsi costantemente per la propria sicurezza a causa dei simboli di identità ebraica esposti. La presenza di slogan ostili e manifestazioni rende difficile partecipare alle attività universitarie senza timore di essere presi di mira, insultati o aggrediti. Molti studenti arrivano a nascondere simboli come la Stella di Davide e a evitare di esprimersi liberamente.
Questo clima di crescente antisemitismo viene riportato anche al di fuori dell’ambiente universitario. Negli ultimi tempi, una serie di attacchi incendiari a siti ebraici di Londra – tra cui sinagoghe e associazioni caritative – è oggetto di indagine da parte delle autorità antiterrorismo, che sospettano l’implicazione di gruppi legati all’Iran. Gruppi radicali hanno inoltre minacciato azioni contro l’ambasciata israeliana, mentre mezzi di soccorso di una charity ebraica sono stati incendiati.
Il rabbino capo Ephraim Mirvis segnala una campagna crescente di intimidazione e violenza contro la comunità ebraica, mentre il premier Keir Starmer ha definito questi attacchi inaccettabili. Tuttavia, secondo alcune voci, la sorpresa delle istituzioni appare fuori luogo, vista la tolleranza dimostrata verso slogan estremisti e il mancato intervento contro fenomeni di radicalizzazione. La sicurezza rafforzata nei luoghi ebraici non è sufficiente a far fronte a quello che molti considerano un problema più profondo di ideologie estremiste radicate.
Anche all’interno delle università, episodi di antisemitismo non provengono solo dagli studenti, ma anche da alcuni docenti. In un caso, il pregiudizio antisemita noto come “accusa del sangue”, storicamente falsificato, è stato presentato come verità ad apprendenti. Un professore ebreo è stato attaccato verbalmente durante una sua lezione da manifestanti mascherati che lo hanno definito un criminale di guerra e, secondo alcuni testimoni, minacciato di decapitazione, solo per la sua identità.
La discriminazione si estende poi ad altri ambiti: un medico del servizio sanitario nazionale ha condiviso online messaggi d’odio e non ha subito conseguenze; artisti ebrei sono stati esclusi da programmi; eventi della comunità vengono annullati e le manifestazioni, anche quando incitano all’odio, proseguono senza intervento della polizia. Secondo i dati riportati, il Regno Unito ha registrato nell’ultimo anno il più alto numero di aggressioni violente antisemite pro capite fuori da Israele. Le scuole ebraiche consigliano agli studenti di non mostrare simboli religiosi, mentre giovani vengono aggrediti nei trasporti pubblici e ogni istituzione ebraica è circondata da forti misure di sicurezza.
L’autore dell’articolo richiama la testimonianza della bisnonna, Lily Ebert, sopravvissuta ad Auschwitz e attiva nel sensibilizzare le nuove generazioni: secondo lei, tutto inizia dalle parole e dal silenzio delle istituzioni, ben prima degli atti di violenza.
