Dal 7 al 17 dicembre, a New York, l’Assemblea degli Stati Parte della Corte penale internazionale esaminerà al punto 21 dell’agenda il deferimento dell’Italia per il caso Almasri, relativo alla presunta mancata cooperazione di Roma. La procedura segue la decisione della Corte di sottoporre il comportamento italiano a un controllo massimo, sottolineando che l’Italia non ha rispettato le richieste di arresto e consegna del generale libico, accusato di torture e rimpatriato dopo essere stato fermato in Italia. Secondo la Corte, il governo non ha nemmeno attivato i previsti canali di consultazione e le successive aperture di Roma sono state considerate insufficienti perché condizionate da fattori interni come sicurezza nazionale, geopolitica e diritto interno. La Corte ribadisce che la cooperazione deve essere piena e che il diritto nazionale non può essere utilizzato come scudo.

Prima della seduta pubblica, l’Italia potrà discutere a porte chiuse con l’ufficio di presidenza dell’Assemblea per chiarire la propria posizione e tentare un avvicinamento agli obblighi internazionali, offrendo così un’opportunità di ridurre la tensione. Durante l’Assemblea, sono attese richieste di chiarimenti e possibili proposte di impegni più rigorosi. Il comportamento del governo italiano nelle settimane precedenti influenzerà direttamente le raccomandazioni presentate dall’ufficio di presidenza.

Sul piano interno, la vicenda resta aperta: la prossima settimana il Parlamento dovrà esprimersi sul caso di Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Nordio, coinvolta nell’inchiesta per presunte false informazioni ai pm e per la quale è stato richiesto il rinvio a giudizio. Il Parlamento valuterà se sollevare un conflitto di attribuzione rispetto alla procura di Roma. Questo sviluppo potrebbe incidere ulteriormente sulla gestione della cooperazione tra Italia e Corte penale internazionale.