Sale a sette il numero dei sanitari indagati nell’inchiesta sul trapianto di un cuore danneggiato costato la vita a Domenico Caliendo, deceduto all’ospedale Monaldi di Napoli dopo quasi due mesi di coma. Tra gli indagati figura ora anche una dirigente del nosocomio partenopeo, mentre nessun dipendente dell’ospedale di Bolzano, dove è stato effettuato l’espianto, risulta al momento sotto inchiesta. Il legale della famiglia, Francesco Petruzzi, si è rivolto alla procura per chiedere la modifica dell’accusa da omicidio colposo a omicidio volontario con dolo eventuale, sollevando dubbi sulle omissioni nei 45 giorni successivi al trapianto e sull’assenza di una TAC cerebrale. Secondo Petruzzi, nella cartella clinica mancherebbe l’autorizzazione all’impianto del cuore, inoltre la madre di Domenico non sarebbe stata informata del problema riscontrato con il cuore, nonostante fosse scritto in cartella. La procura ha richiesto l’incidente probatorio, che prevede autopsia e perizia medico-legale collegiale, per fare chiarezza anche su prelievo, trasporto e conservazione dell’organo, in particolare sulla questione del ghiaccio secco. Sotto esame anche le scelte chirurgiche e terapeutiche dell’équipe che ha effettuato il trapianto. L’assessore alla Salute di Bolzano, Hubert Messner, ha dichiarato che nell’ospedale altoatesino è stato seguito il protocollo e attende con tranquillità l’esito delle indagini. L’ospedale Monaldi, infine, ha smentito la mancanza del diario di perfusione nella cartella clinica, precisando che il tracciato era allegato ed è stato acquisito dall’autorità giudiziaria.