La Commissione Giustizia del Senato ha adottato come testo base del disegno di legge sulla violenza sessuale la proposta di Giulia Bongiorno, senatrice della Lega e relatrice del provvedimento. Questo nuovo testo, approvato con 12 voti favorevoli del centrodestra e 10 contrari delle opposizioni (Pd, M5s, Italia Viva, Avs), introduce sanzioni più severe: la pena per atti sessuali con violenza, minacce o abuso di autorità passa da 7 a 13 anni di reclusione, mentre per reati compiuti contro la volontà della vittima è prevista una pena da 6 a 12 anni.
La principale modifica rispetto alla versione approvata all’unanimità alla Camera lo scorso novembre riguarda la definizione del reato: la violenza sessuale viene legata alla “volontà contraria” della vittima, e non più all’assenza di “consenso libero e attuale”. Il testo introduce inoltre la presunzione di dissenso nei cosiddetti casi di freezing, cioè di blocco emotivo che impedisce una reazione.
Secondo Bongiorno, il testo “mette al centro la volontà della donna” e non comporta un’inversione dell’onere della prova. Sul cambio del principio giuridico ha spiegato che si tratta di superare la presunzione di consenso: si dovrà accertare caso per caso la contrarietà della vittima.
Le opposizioni hanno contestato sia il merito sia il metodo, chiedendo nuove audizioni perché il testo adottato risulta molto diverso da quello su cui c’era stata larga condivisione. Le rappresentanti del Pd hanno parlato di tradimento di un patto tra leader politici e hanno espresso preoccupazione per il fatto che con la nuova norma sarà ancora la donna a dover dimostrare la violenza subita, anziché il presupposto del consenso. Anche esponenti di Italia Viva e del M5s si sono detti contrari e hanno richiesto un ciclo di audizioni supplementari. L’esame dell’Aula è previsto per il 10 febbraio.
Sempre sul tema delle sanzioni, la Lega, tramite la deputata Laura Ravetto, ha promosso una proposta per aumentare la pena minima per la violenza sessuale da 6 a 8 anni, evidenziando un aumento dei reati e collegandolo in parte all’immigrazione. Le europarlamentari del partito hanno insistito sull’esigenza di pene esemplari e sul legame tra certezza della pena e contrasto a una presunta cultura di sottomissione.
In questo quadro, la discussione resta accesa sia sui contenuti della norma che sul suo percorso parlamentare, con le opposizioni che puntano a riaprire il confronto e il centrodestra intenzionato ad imprimere una svolta restrittiva e orientata all’inasprimento delle pene.
